Dal 26 aprile “parte” la PEC, posta elettronica certificata
Posted on 19. apr, 2010 by Aldo Gagliano in Tecnologie
Da lunedì 26 aprile, si potrà attivare il servizio di posta elettronica certificata gratuita per i cittadini. Gli utenti in possesso di un computer che vorranno accedere a questo servizio si potranno collegare al portale www.postacertificata.gov.it, effettuare la registrazione e trascorse 24 ore dalla stessa recarsi presso un ufficio postale abilitato per l’identificazione con un documento d’identità e il codice fiscale o la tessera sanitaria per firmare il modulo d’adesione. Ne ha dato annuncio oggi Renato Brunetta, ministro per la Pubblica Amministrazione, stimando in circa 50 milioni la platea degli interessati all’iniziativa: tutti i cittadini italiani maggiorenni, “potranno, a costo zero e senza più fare file, prenotare una visita medica, iscrivere il proprio figlio a scuola, contestare una multa, pagare tasse e bollette”.
Senza alcun dubbio una grande innovazione questa, un altro piccolo tassello di modernità aggiunto al pachiderma goffo e stolto che è il nostro sistema burocratico. Bisogna comunque specificare alcune cose; innanzi tutto cos’è la “PEC”, la Posta Elettronica Certificata, visto che sembra non se sappia poi molto in giro, istituzioni comprese. Si tratta semplicemente di una “certificazione” ufficiale ad un messaggio inviato per email (ovvero per posta elettronica); sostituisce in pratica la tradizionale “raccomandata” cartacea; il vantaggio sicuramente esiste, ma: c’è sempre il “ma” di mezzo. Si dimentica infatti di specificare che per ottenere gli stessi effetti legali di una raccomandata, sia il mittente che il destinatario devono possedere entrambi la casella certificata; viceversa tutto rimane come prima, ovvero il ricevente può sempre dire di non aver ricevuto la “lettera”.
A dir il vero una chiarificazione (non ufficiale) del 2009 specifica che se il mittente è in possesso di “PEC” ed invia la lettera ad un destinatario non dotato di casella certificata, quest’ultima ha comunque valore del tipo “raccomandata semplice”. Scrive però Andrea Monti in un articolo pubblicato su “Interlex.it” nel dicembre 2009:”…va ricordato che la PEC serve solo per attestare data di invio e ricezione di un messaggio. Per attribuire valore al suo contenuto è necessario usare la firma elettronica. In altri termini, la PEC “valida” la busta, la firma digitale il foglio contenuto all’interno (attenzione, è vero che la la ricevuta torna al mittente con la firma digitale del gestore, ma se manca quella del mittente, il documento non è attribuibile giuridicamente a quest’ultimo). In secondo luogo, si deve tenere conto che i messaggi PEC viaggiano in rete con protocolli sicuri, ma sono memorizzati sui server dei gestori senza alcuna protezione crittografica. Spetta all’utente che vuole proteggere la riservatezza della propria corrispondenza dotarsi di un software di cifratura (invitando i suoi corrispondenti a fare lo stesso)”.Comunque, evitiamo di fare i pignoli, è sempre un passo avanti.
Il decreto-legge 185/08, il cosiddetto “anticrisi”, entrato in vigore il 29 novembre 2008 e convertito con la legge 28 gennaio 2009, n. 2 obbliga tutti i professionisti iscritti ai relativi albi o elenchi a munirsi “obbligatoriamente” di casella certificata entro il 28 novembre 2009. L’obbligo è di avere (ma non di usare) la casella PEC; comunque sia, non giurerei sulla totale adesione a questa norma, anzi… (Io ad esempio, ancora perdo tempo!). Lo stesso vale per le aziende o ditte munite di partita iva, e qui continuo ad avere seri dubbi sul numero di “adempienti” ad oggi.
Se tutto questo ridurrà comunque le tradizionali code agli sportelli, ben venga.” Si potranno buttare all’aria” – ha detto Brunetta – “le raccomandate con le ricevute di ritorno e si potranno ricevere risposte dalle amministrazioni pubbliche nella stessa maniera”.
Peccato che anche le multe potranno arriveranno via mail. Per chi ormai non “prende” più raccomandate (conosco qualcuno che quasi si nasconde dal postino) nella speranza che il “grande casino” dell’amministrazione pubblica faccia per incanto sparire in un buco nero le missive (multe?) non firmate, questa non è certamente una buona cosa.
E poi, dove troviamo “un elenco” che ci informa degli utenti con casella certificata? Ne esiste uno per gli uffici pubblici, http://www.indicepa.gov.it/, ma per i privati? Come faccio a sapere se “pinco pallino” (magari senza sito web) è in possesso di PEC? E comunque, se nasceranno questi elenchi “mailfonici” (scusate il gioco di parole ma chissà che non stia inventando un nuovo termine), come la mettiamo con la stramaledetta e strausata “Privacy”?
Ma una cosa mi piace: il decreto legislativo n. 150 del 27 ottobre 2009 (“Riforma Brunetta della Pubblica Amministrazione”) obbliga le amministrazioni a dotarsi di PEC ed al mancato rispetto di tale obbligo è stata associata la possibilità di sanzioni per i dirigenti inadempienti, ai quali non potrà essere riconosciuta la retribuzione di risultato. Finalmente “cane comincia a mordere cane”? Sarebbe ora che alcuni impiegati pubblici (per fortuna una minoranza) cominciassero a prendersi le responsabilità del loro operato smettendo di trattare spesso il cittadino come “suddito”, visibilmente scocciati di dover dare retta a chi dietro uno sportello chiede pietà per le norme e le trafile a cui è sottoposto dalla “macchina stato”.
Per saperne di più collegarsi al sito www.postacertificata.gov.it (ma non perdete tempo perché al momento in cui scrivo questo sito non sembra esistere) o meglio ancora ad uno di questi indirizzi web (attenzione però, in questi siti la PEC è a pagamento): http://www.postacertificatapec.it/ , http://www.pec.it/ , http://www.postecertificate.com/home/.


