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		<title>Granai e particelle, ovvero quando diremo se il bosone di Higgs esiste</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 22:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Lo Presti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[astrofisica]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci siamo di nuovo: LHC sta ripartendo, da qualche giorno ci sono fasci di particelle in collisione e a breve torneremo alla fase operativa che consentirà agli esperimenti di raccogliere i dati delle collisioni per un lungo periodo, fino a fine anno e poi ancora per tutto il 2012, sempre alle stesse condizioni di energia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo di nuovo: <strong>LHC</strong> sta ripartendo, da qualche giorno ci sono fasci di particelle in collisione e a breve torneremo alla fase operativa che consentirà agli esperimenti di raccogliere i dati delle collisioni per un lungo periodo, fino a fine anno e poi ancora per tutto il 2012, sempre alle stesse condizioni di energia ma con intensità superiori. Ma nel frattempo, che abbiamo scoperto? E perché ci vuole così tanto tempo per scoprire qualcosa?</p>
<p>Alla prima domanda si risponde facilmente: i colleghi fisici non me ne vorranno se dico che ad oggi non c&#8217;è stata nessuna scoperta sensazionale. Sì d&#8217;accordo abbiamo qualche evidenza sulla natura di uno stato della materia piuttosto esotico, il Quark-Gluon Plasma o <strong>QGP</strong>, lo stato che avrebbe avuto l&#8217;Universo nei primissimi istanti di vita quando la densità era persino superiore a quella dei nuclei atomici, ma non c&#8217;è ancora evidenza della scoperta di particelle nuove, come il famigerato <strong>bosone di Higgs</strong>. E allora quanto dobbiamo aspettare?</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="https://twiki.cern.ch/twiki/bin/view/AtlasPublic/EventDisplayPublicResults"><img class=" " src="https://twiki.cern.ch/twiki/pub/AtlasPublic/EventDisplayPublicResults/Persint-177531-183764-Early2011Event_thumb.png" alt="Collisione in ATLAS" width="240" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Tracciato di una collisione in ATLAS</p></div>
<p>Gli scenziati sono spesso dei buontemponi, e il mondo della Fisica subnucleare non è da meno: quando durante la II Guerra Mondiale veniva studiata la fissione nucleare, ci si riferiva ai nuclei di Uranio come &#8220;granai&#8221; (<em>barn</em> in inglese), probabilmente per evitare di citare direttamente l&#8217;Uranio nelle comunicazioni. Successivamente, il barn è diventato la misura ufficiale della superficie utile, più precisamente sezione d&#8217;urto, appunto nella fissione di un atomo di Uranio da parte di un neutrone, una superficie per la cronaca pari a &#8220;ben&#8221; 10<sup>-24</sup> cm quadri, superficie enorme per la scala della Fisica nucleare pur essendo quella di un singolo nucleo atomico. Così ormai tra i fisici è comune misurare in barn e spesso in nanobarn (sì, proprio un miliardesimo di un nucleo di Uranio) le superfici utili di qualunque evento di collisione tra particelle, in sostanza di qualunque reazione nucleare; infatti questa misura dà un&#8217;idea di quanto probabile sia una certa reazione nucleare: più piccola è la superficie, meno probabile è l&#8217;evento e più tempo ci vuole perché capiti per caso tra miliardi di altri eventi.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 230px"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Uster_-_Schloss_-_Nebengeb%C3%A4ude_(NW)_IMG_3515.JPG"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/8/85/Uster_-_Schloss_-_Nebengeb%C3%A4ude_%28NW%29_IMG_3515.JPG/220px-Uster_-_Schloss_-_Nebengeb%C3%A4ude_%28NW%29_IMG_3515.JPG" alt="Un granaio in Svizzera" width="220" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">Un granaio in Svizzera (Wikipedia)</p></div>
<p>Si va ancora oltre: per misurare il numero di collisioni è tipico contare il numero di particelle che sono entrate in collisione attraverso una data superficie utile (guarda caso, un barn); o più direttamente si parla di <em>barn inversi</em>. Così, in modo un po&#8217; bizzarro si dice &#8220;ho raccolto un miliardo di barn inversi di collisioni tra protoni&#8221;, che vuol dire che ho raccolto un miliardo di eventi di collisioni di protoni che sono passati entro un barn di superficie; o meglio dividendo per un miliardo il conteggio e la superficie si dice anche &#8220;ho raccolto un nanobarn inverso di collisioni&#8221;. C&#8217;è una certa comodità nell&#8217;usare unità di misura così particolari: sapendo qual è la sezione d&#8217;urto di una reazione, e sapendo quante collisioni sono state raccolte, basta fare il prodotto per sapere quanti eventi utili ci possiamo aspettare in media. Ad esempio sappiamo che il <strong>bosone W</strong>, una particella che tra l&#8217;altro è valsa il premio Nobel a Carlo Rubbia, ha una sezione d&#8217;urto utile di 9 nanobarn; allora nella nostra raccolta di un nanobarn inverso sappiamo che potremmo trovare circa 9 bosoni W.</p>
<p>E allora, LHC e il <strong>bosone di Higgs</strong>? LHC ha raccolto l&#8217;anno scorso già 45.000 nanobarn inversi di collisioni. Ma la teoria dice che la sezione d&#8217;urto utile per un bosone di Higgs in LHC è solamente dell&#8217;ordine di pochi milionesimi di nanobarn! Quindi finché non raccogliamo qualche milione di nanobarn inversi (o milione di miliardi di barn inversi&#8230;) di collisioni non è possibile dire nulla sull&#8217;esistenza né sulla non esistenza di questa particella. E quando avremo completato questa raccolta? Le stime attuali dicono che non prima di fine 2012 avremo raggiunto qualche milione di nanobarn inversi e finalmente ci si potrà pronunciare. La strada verso il bosone di Higgs è ancora lunga&#8230;</p>
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		<title>Il nuovo TVSPACE!</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 15:14:22 +0000</pubDate>
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E&#8217; online il nuovo TvSpace, ora testata giornalistica. Questo sito a cui siete collegati non sarà più aggiornato e verrà dismesso.
cliccate sull&#8217;immagine per collegarvi
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tvspace.it/journal/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1429" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/02/tvsp.jpg" alt="" width="305" height="88" /></a></p>
<p>E&#8217; online il nuovo TvSpace, ora testata giornalistica. Questo sito a cui siete collegati non sarà più aggiornato e verrà dismesso.</p>
<p><span style="font-size: small;"><a href="http://www.tvspace.it/journal/">cliccate</a> sull&#8217;immagine per collegarvi</span></p>
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		<title>Scoperto sistema solare a 2000 anni luce da noi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 21:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Gagliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astronomia]]></category>
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Kepler, il nuovo telescopio spaziale della Nasa, continua a stupire tecnici e scienziati. E’ di oggi la notizia della scoperta di un Sistema Solare distante 2000 anni luce da noi.
Questo sistema solare “extrasolare” conta cinque pianeti di dimensioni abbastanza simili a quelle del nostro pianeta, anche se pare siano tutti gassosi e non rocciosi. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1423 aligncenter" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/02/sis-sol3.jpg" alt="" width="460" height="307" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Kepler, il nuovo telescopio spaziale della Nasa</strong>, continua a stupire tecnici e scienziati. E’ di oggi la notizia della scoperta di un Sistema Solare distante 2000 anni luce da noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo sistema solare “extrasolare” conta cinque pianeti di dimensioni abbastanza simili a quelle del nostro pianeta, anche se pare siano tutti gassosi e non rocciosi. Il “loro” sole di riferimento è stato chiamato &#8220;Kepler-11&#8243; ed è simile al nostro Sole, anche se ancora non si dispone di dati abbastanza certi. <strong>Non si è neanche sicuri che i pianeti siano solo cinque, visto che potrebbero essercene altri </strong>che però ancora magari non sono transitati davanti alla stella. Il principio su cui si basa la ricerca di Kepler è infatti posto sul controllo costante della luminosità della stella di riferimento; <strong>quando il pianeta passa davanti all’astro gli strumenti sofisticati del telescopio registrano un calo di luminosità e con approfonditi calcoli si può stabilire le dimensioni di massima del pianeta, la sua orbita e persino la sua densità</strong>. Quindi Kepler in realtà è un fotometro molto particolare. Abbiamo parlato di questo strumento in un articolo recente, <a href="http://www.tvspace.it/portal/scoperto-il-primo-pianeta-roccioso-simile-alla-terra.html"><strong>consultabile qui</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I pianeti sono stati battezzati Kepler 4b, 5b, 6b, 7b e 8b</strong>. Dal 1995 ad oggi sono più di 500 i pianeti extrasolari finora scoperti, ma visto i recenti successi di Kepler questo numero è decisamente destinato ad aumentare considerevolmente.</p>
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		<title>La Vita sul pianeta Terra (I parte)</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 00:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Gagliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biologia]]></category>
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		<description><![CDATA[
Come è nata la vita sulla Terra? Da dove vengono i primi batteri primordiali di vita? E la vita che conosciamo è nata sulla Terra o no? E soprattutto, esiste la vita in qualche altra parte dell’Universo? Risposte certamente non facili da dare; cominciamo a ragionarci su partendo dall’unico esempio reale che possiamo studiare, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1413" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/02/meteoriti2-300x253.jpg" alt="" width="300" height="253" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è nata la vita sulla Terra?</strong> Da dove vengono i primi batteri primordiali di vita? E la vita che conosciamo è nata sulla Terra o no? E soprattutto, esiste la vita in qualche altra parte dell’Universo? Risposte certamente non facili da dare; cominciamo a ragionarci su partendo dall’unico esempio reale che possiamo studiare, la vita sulla nostra Terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutte le forme di vita, i batteri si basano sulle molecole complesse di carbonio. <strong>In età primordiale molecole di carbonio senza vita hanno miracolosamente cominciato a generare una copia di loro stesse</strong>. Come sia potuto accadere che queste molecole si replicassero e si evolvessero nelle prime cellule viventi rimane forse il più grande mistero di tutta la scienza.  Quello che gli studiosi hanno scoperto è che la vita scaturì sulla Terra poco dopo la sua nascita, molto prima di quanto avessero mai creduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal momento in cui nacque, il nostro pianeta fu bombardato da giganteschi asteroidi e comete. Il periodo più violento di questo bombardamento iniziò poche centinaia di milioni di anni dalla nascita della Terra. <strong>E’ molto probabile che la vita sul nostro pianeta iniziò durante questi violenti bombardamenti primordiali di asteroidi e comete.</strong> Un team di geologi studiando le più antiche rocce terrestri finora scoperte, nelle regioni del nord-ovest della Groenlandia, ha scoperto alcuni dei primi processi geologici terrestri di cui si sconosceva l’esistenza. Si pensa che le rocce in questi luoghi abbiano un’età compresa tra i 3,7 e i 3,9 miliardi di anni. In un certo periodo possono essere esistiti alcuni tipi di fossili e microfossili, ma le estreme condizioni di pressione e calore della Terra di quei tempi primordiali che le rocce dovettero subire, potrebbero averli distrutti. Quello che può essere rimasto di allora sono delle tracce chimiche di antichi batteri o microbi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1415" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/02/carbonio-300x164.jpg" alt="" width="240" height="131" />Tutti gli esseri viventi, quando si tratta di assorbire il carbonio intorno a loro, prediligono il carbonio-12;</strong> questo importante indizio è stato sfruttato per individuare tracce di vita primordiali. Alcuni scienziati usando una microsonda a ioni molto potente hanno scoperto che le rocce della Groenlandia contengono una quantità di carbonio-12 più alta del previsto. Un segnale certo della presenza di vita al tempo in cui queste rocce si depositarono, quasi quattro miliardi di anni fa. Si tratta della più antica testimonianza mai riscontrata. Questi campioni costituiscono la prima prova diretta dell’esistenza di una biosfera nel nostro pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma se la vita scaturì così presto sulla terra, da dove provenivano le sue particelle elementari?</strong> Probabilmente, poco dopo la sua nascita il nostro pianeta entrò in collisione con un gigantesco corpo celeste; i suoi strati più esterni si vaporizzarono dando origine al nostro satellite naturale, la Luna. Tutti i composti del carbonio che esistevano sulla Terra  furono distrutti da quel devastante impatto. Una recente teoria che si va sempre di più affermando ipotizza da dove venivano le prime complesse molecole a base di carbonio, suggerendo l’idea che, per così dire, <strong>ci siano state consegnate “già pronte” direttamente dallo Spazio</strong>. Se ci pensiamo un momento, lo Spazio tutto sommato non è molto distante da noi, appena venti chilometri sopra la nostra testa. Ciò è nulla in confronto alla sua immensa vastità. Gli astronomi negli anni passati descrivevano lo spazio come “vuoto assoluto”; da tempo si è dimostrato che le particelle elementari della vita sono comuni nella Volta Celeste e nello Spazio e precipitano regolarmente sulla Terra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1416" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/02/meteoriti3-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" />Ogni anno cadono sul nostro pianeta circa 40.000 tonnellate di piccoli asteroidi e comete</strong>; in genere sono particelle di dimensione inferiore al millimetro e addirittura le respiriamo e le ingeriamo con il cibo; purtroppo sono molto difficili da rintracciare. Per essere comunque certi di catturare particelle incontaminate, bisogna “prenderle” prima che attraversino l’atmosfera terrestre. Per raccogliere solo pochi milligrammi di particelle dalle tonnellate che cadono sulla Terra, si è provato a far volare un aereo a 20.000 metri di altezza, al confine tra l’atmosfera e la Terra, con dei tamponi adesivi posti tra le ali del veivolo per raccogliere la materia. Successivamente le particelle raccolte sono state divise in minuscole sezioni per poterle esaminare. <strong>Ogni particella era dieci volte più sottile dello spessore di un capello</strong>. Si è così scoperto che queste polveri cosmiche sono ricche di molecole di carbonio. Al microscopio elettronico si è potuto vedere una schiera di minerali, carbonio e materiale organico, che hanno 4,5 miliardi di anni. E’ lecito supporre che questi siano i componenti elementari della vita. Nello Spazio sono ancora dispersi grandi quantità di ammassi di detriti originati dalla creazione del Sistema Solare; la maggior parte di essi è costituita  da frammenti rocciosi che orbitano nella cintura degli asteroidi. Una prova fondamentale che gli ingredienti della vita provengono dallo Spazio è costituita dalla straordinaria meteorite rinvenuta in Australia nel 1969. Accuratamente esaminata si scoprì che conteneva aminoacidi, i mattoni fondamentali della vita. La prima volta che furono trovati aminoacidi in un corpo proveniente dallo Spazio. Gli aminoacidi sono costituiti da catene di atomi di carbonio; essi formano le proteine, vitali per qualsiasi organismo vivente. Le sostanze organiche contenute in queste meteoriti possono aver soddisfatto il fabbisogno primordiale della Terra. Di conseguenza, se ciò è vero, tutte le sostanze organiche ed il carbonio nel nostro corpo, nonché nel nostro cibo, sarebbero arrivate nel nostro pianeta sotto forma di anidridi carbonacei contenuti nelle meteoriti.</p>
<p style="text-align: justify;">In chimica una molecola le cui due forme a immagine speculare sono sovrapponibili è detta <strong>achirale</strong>. Quindi la <strong>chiralità</strong> è la proprietà di un oggetto <strong>di essere non sovrapponibile alla sua immagine speculare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1417" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/02/Mani1-300x210.gif" alt="" width="240" height="168" />Un esempio classico di oggetto chirale è una mano o un piede di una persona che può essere destro o sinistro. Al contrario un chiodo è identico e sovrapponibile alla propria immagine speculare, quindi non è chirale. <strong>Pare che in natura, dagli atomi alle persone, ci sia una preferenza per la chiralità, ovvero una preponderanza per la destra o la sinistra</strong>. Tralasciando le facili battute che si possono fare sulla politica, ciò è particolarmente riscontrabile nel caso degli esseri umani. Le persone possono essere destrorse o sinistrorse, cioè preferire l’uso della mano destra o di quella sinistra; ci sono casi in cui si è ambidestri, ma questa non è la regola. Al contrario, considerando le maggioranze, prevale solitamente l’uso della mano destra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale può essere il motivo di questa scelta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La predominanza della mano destra sulla sinistra è universale e non dipende da alcun fattore come ad esempio la razza o la cultura o il luogo di nascita. Inoltre se la maggioranza dell’umanità fosse sinistrorsa non ci sarebbe alcuna differenza sostanziale o alcun svantaggio. Perché quindi la maggioranza degli uomini nasce con questa forma di “selezione” naturale per l’uso della mano destra? Una risposta sicura non esiste. Si può ipotizzare che l’uso della destra sia ereditario e quindi divenuto dominate. Nel tempo poi questa chiralità si è conservata e trasmessa da generazione in generazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Però non solo gli oggetti ma anche processi come le reazioni chimiche possono presentare chiralità. Per esempio, certe interazioni atomiche e nucleari mostrano una preferenza per la sinistra o per la destra. <strong>E  non esiste a priori alcun motivo perché una debba essere superiore all&#8217;altra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1418" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/02/pasteur-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" />Lo scoprì Luis Pasteur nel 1848 esaminando al microscopio un sale dell&#8217;acido tartarico. Lo studioso osservò che esso formava due tipi di cristallo, uno speculare all&#8217;altro. Dopo averli separati e sciolti nell’acqua li osservò illuminandoli con un fascio di luce polarizzata. <strong>Si accorse immediatamente che una soluzione faceva ruotare la luce polarizzata in senso orario, l&#8217;altra in senso antiorario</strong>. Con una grande intuizione, Pasteur postulò che le due forme distinte dei cristalli dello stesso sale e la loro proprietà di far ruotare la luce in modo diverso fossero dovute al fatto che le molecole che formavano i cristalli fossero di due tipi, uno “Destrorso” e l&#8217;altro “sinistrorso”. Su questa considerazione lo scienziato concluse che inizialmente il composto doveva essere otticamente inattivo in quanto conteneva un ugual numero di molecole destrorse e i sinistrorse. La scomposizione e la relativa reazione chimica avrebbe creato uno squilibrio rendendo la soluzione otticamente attiva. Era quindi lecito pensare che la chimica degli organismi viventi è chirale. La scienza moderna ha provato che la simmetria speculare è spesso assente in natura: l&#8217;Universo è asimmetrico a tutti i livelli, da quello subatomico a quello macroscopico, dall’atomo alla Galassia. L’Universo è anche abbondante di amminoacidi destrorsi e sinistrorsi; <strong>però nella Terra, luogo di sviluppo della vita, a quanto pare c’è un vincitore: la molecola sinistrorsa.</strong> Non c’è alcun motivo, almeno apparente, affinché la biologia abbia scelto nel nostro pianeta un tipo di chiralità: il fatto è comunque questo, piaccia o meno. E nessuno ancora è riuscito a capire il perché.</p>
<p style="text-align: justify;">Un recente studio dell’astrobiologo <strong><em>Daniel Galvin del Goddard Space Flight Center della NASA</em></strong>, pubblicato sul <em><strong>Astrophysical Journal Letter</strong></em>, ha dimostrato che nello spazio si creano condizioni ideali per favorire la sintesi di amminoacidi sinistrorsi. Questo coincide con una preponderanza di amminoacidi con chiralità sinistra trovata in campioni di asteroidi e comete caduti sulla Terra. Non ci vuol molto a pensare ad una “quasi prova” della possibilità della provenienza spaziale delle molecole che hanno originato la vita nel nostro pianeta. Pura casualità? Selezione naturale? Mai come oggi comunque la teoria della Panspermia, ovvero dell’origine extraterrestre della vita sulla Terra, è stata così attuale. Nelle grandi nebulose, polverosi regioni di formazione stellare, i granelli di polvere, materia stessa, si allineano lungo le direttrici dei grandi campi magnetici esistenti. La luce viene così polarizzata e quando colpisce una cometa o un asteroide ghiacciato si origina la sintesi di amminoacidi. E guarda un po’, sono proprio di sinistra, così come è stato dimostrato che gli amminoacidi che costituiscono le cellule viventi sulla Terra sono sinistrorsi. <strong>E pure lo Spazio è pieno di molecole di amminoacidi nelle due versioni, destrorse e sinistrorse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1419" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/02/amminoacidi-300x164.gif" alt="" width="240" height="131" />Se le meteoriti che bombardavano la Terra dopo la sua formazione erano sufficientemente grandi, poterono penetrare l’atmosfera di allora e schiantandosi sulla superficie si frantumarono e  depositarono il loro carico di microrganismi sul nostro pianeta. <strong>Nelle meteoriti sono stati riscontrati più di 70 varietà di amminoacidi e 8 di questi sono i componenti elementari delle proteine</strong> presenti nelle cellule viventi (e sono tutti sinistrorsi). Durante le prime centinaia di migliaia di anni di vita del nostro pianeta, milioni o forse miliardi di asteroidi e comete possono aver fecondato la Terra con il germe della vita. Le comete inoltre potrebbero aver trasportato quantità persino maggiori di aminoacidi rispetto alle meteoriti. Alcune comete avrebbero avuto dimensioni superiori ad una montagna e grandi quantità di composti organici. Persino l’acqua pare sia stata “importata” dallo spazio sempre dalle “instancabili” comete. D&#8217;altronde nel periodo di formazione della Terra i vulcani  e il continuo bombardamento di asteroidi sulla sua superficie non possono essere certo stati di aiuto al nascere della vita. E’ presumibile che il nostro pianeta sia stato del tutto inospitale a qualsiasi forma batterica di vita per oltre mezzo miliardo di anni dalla sua nascita; stando però ai ritrovamenti fossili ultimamente avvenuti, rimane un periodo di 200-300 milioni di anni per lo sviluppo delle prime forme di vita: decisamente poco per la creazione e lo sviluppo di un organismo così complesso come una cellula vivente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: x-small;">[tratto dal libro in fase di stesura "Mille Miliardi di stelle" di Aldo Gagliano ]</span></em></p>
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		<title>L&#8217;Italia vuol fare causa a Microsoft</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 22:33:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
E&#8217; stato depositato in Tribunale a Milano, e notificato a Microsoft, l&#8217;atto di citazione per l&#8217;annunciata class action per il rimborso dei software Windows preinstallati sul pc.
Da tempo avevamo lanciato una campagna di adesioni per il rimborso del sistema operativo Windows (OEM) preinstallato nella quasi totalita&#8217; dei computer che si acquistano. Adesso, grazie al lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1408" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/microsoft.jpg" alt="" width="117" height="117" /></p>
<p>E&#8217; stato depositato in Tribunale a Milano, e notificato a Microsoft, l&#8217;atto di citazione per <a href="http://www.aduc.it/iniziative/firma/id/5" target="_blank">l&#8217;annunciata class action</a> per il rimborso dei software Windows preinstallati sul pc.<br />
<a href="http://avvertenze.aduc.it/rimborsowindows/" target="_blank">Da tempo avevamo lanciato una campagna di adesioni </a>per il rimborso del sistema operativo Windows (OEM) preinstallato nella quasi totalita&#8217; dei computer che si acquistano. Adesso, grazie al lavoro di un pool di avvocati e tecnici informatici che collaborano con la nostra associazione (<em>avv.ti Carlo Piana, Claudia Moretti, Annamaria Fasulo, Emmanuela Bertucci e Dott. Guglielmo Troiano e Marco Pieraccioli)</em> la questione sarà affrontata con la class action, prevista dall&#8217;art. 140 bis del Codice al consumo.<br />
<strong>La vicenda riguarda tutti coloro che acquistano un pc e vi trovano all&#8217;interno uno o più prodotti software che non intendono utilizzare.</strong> Alla prima accensione del computer appare una schermata –la licenza OEM Windows– che invita a sottoscrivere il contratto d&#8217;uso del programma, avvertendo che, nel caso non si intenda utilizzarlo, è possibile procedere alla restituzione e al rimborso rivolgendosi al produttore dell&#8217;hardware. Nulla di male, se non fosse che raramente le case produttrici dei pc ottemperano a questo obbligo contrattuale. Molte frappongono ostacoli pratici, altre ritengono che la faccenda riguardi solo l&#8217;acquirente e Microsoft.</p>
<p>Anche noi crediamo che, pur non essendo il produttore dell&#8217;hardware incolpevole, <strong>principale responsabile dell&#8217;inadempimento è Microsoft stessa</strong>, che usa la propria posizione di forza sul mercato per diffondere i propri prodotti in modo illegittimo, ai danni degli utenti e della concorrenza.</p>
<p>Per questo, dopo aver intrapreso e vinto una battaglia giudiziale “pilota” contro un produttore di pc al Tribunale di Firenze (2), causa che ha aperto la strada al rimborso, ci siamo rivolti adesso al Tribunale di Milano direttamente contro Microsoft.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Nei prossimi mesi ci sarà dunque la prima udienza, in cui il Collegio milanese deciderà sull&#8217;ammissibilità dell&#8217;azione collettiva.</span> Se, come speriamo, l&#8217;esito fosse positivo, chi si troverà nelle condizioni per aderire alla causa, potrà farlo, anche personalmente, con apposito atto di adesione. Valgono, per adesso, <a href="http://www.aduc.it/iniziative/firma/id/5" target="_blank">tutte le indicazioni che abbiamo dato</a> nel corso dei precedenti mesi preparatori.</p>
<p><a href="http://www.aduc.it/generale/files/file/allegati/20110124-MicrosoftClassAction.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Qui l&#8217;atto di citazione contro Microsoft depositato al tribunale di Milano</strong></span></a></p>
<p>[fonte: aduc.it]</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tvspace.it/portal/litalia-vuol-fare-causa-a-microsoft.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ed ecco a voi Il &#8220;Carnevale della Fisica&#8221; di Gennaio 2011</title>
		<link>http://www.tvspace.it/portal/ed-ecco-a-voi-il-carnevale-della-fisica-di-gennaio-2011.html</link>
		<comments>http://www.tvspace.it/portal/ed-ecco-a-voi-il-carnevale-della-fisica-di-gennaio-2011.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 00:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Gagliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[carnevale della fisica]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tvspace.it/portal/?p=1318</guid>
		<description><![CDATA[Ed ecco finalmente -e per la prima volta in TvSpace- Il Carnevale della Fisica di Gennaio 2011!

Come ormai tutti sapranno, i &#8220;Carnevali della Fisica&#8221; sono un modo (intelligente) di radunare i blogger che parlano di diverse discipline scientifiche. A cadenza mensile, uno di loro raccoglie i post di argomento scientifico che gli sono stati segnalati, presentandoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ed ecco finalmente -e per la prima volta in TvSpace- Il Carnevale della Fisica di Gennaio 2011!</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1328" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/carnevale1.gif" alt="" width="254" height="209" /></p>
<p style="text-align: justify;">Come ormai tutti sapranno, i &#8220;Carnevali della Fisica&#8221; sono un modo (intelligente) di radunare i blogger che parlano di diverse discipline scientifiche. A cadenza mensile, uno di loro raccoglie i post di argomento scientifico che gli sono stati segnalati, presentandoli nel proprio sito e rimandando direttamente per la lettura completa nel sito dell&#8217;autore; una sorta di elenco che ottiene almeno due vantaggi immediati: quello in un colpo solo di far conoscere il meglio della divulgazione del mese e quello di pubblicizzare il blog dell&#8217;autore per &#8220;fidelizzare&#8221; il lettore che magari non ha avuto modo di conoscere quelle pagine. La cosa funziona, e personalmente devo dire che in questo semplice modo ho potuto conoscere dei siti che parlano di scienza per tutti veramente belli e pieni di contenuti interessanti e corretti. E scusate se è poco, in questo momento di dilagante Tv-scienza-spazzatura che ci prende tutti per imbecilli bevitori di bufale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1329" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/carnevalbanner1-300x75.jpg" alt="" width="300" height="75" /></p>
<p style="text-align: justify;">Va citato per merito indiscusso uno dei &#8220;papà&#8221; del Carnevale della Fisica, il portale Gravità Zero, che oltre ad avere avuto l&#8217;idea rappresenta un punto di riferimento per la comunicazione della scienza e per l&#8217;aggregazione dei divulgatori scientifici, almeno di quelli seri e corretti&#8230;(no, non è pubblicità occulta: lo penso sul serio&#8230;)</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gravita-zero.org/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1335" title="gravità zero" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/header-gravitazero.jpg" alt="" width="200" height="66" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo mese l&#8217;argomento scelto è stato: <strong>“Come sta cambiando la comunicazione della scienza?”.</strong> Un tema sicuramente interessante in un momento in cui le informazioni &#8220;dilagano&#8221; a volte senza alcun controllo di qualità e di correttezza in un web sempre più affollato di gente che urla per dimostrare di avere ragione. Consoliamoci pensando che almeno ancora nessuno ha messo il &#8220;bavaglio&#8221; alla comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Premessa a parte, mettetevi comodi, prendetevi magari qualche giorno di ferie (ne avete proprio bisogno, lo sento) e cominciate subito a sbirciare negli articoli pervenuti in redazione; sono tutti elencati in ordine di data di ricezione. Io li ho letti tutti (no, non sono un eroe: vi giuro che ne vale la pena) e consiglio di fare lo stesso (bè, non sarà certo facile, ma tanto che premura avete? Noi siamo sempre qui).</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura&#8230;</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://caccialfotone.wordpress.com/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1332" title="caccia al fotone" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/caccialafotone-300x38.jpg" alt="" width="300" height="52" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><span style="font-size: large;">1.</span></td>
<td><span style="font-size: x-small;"><a href="http://it.linkedin.com/in/jolek" target="_blank"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;"><strong><em>Fabio de Sicot</em></strong></span></span><span style="color: #800000;"> </span></a><span style="font-size: small;">con il suo &#8220;<a href="http://caccialfotone.wordpress.com/" target="_blank">Blog di Caccia al Fotone</a>&#8220;, che poi non è un vero e proprio &#8220;Blog&#8221; ma come piace a lui definirlo </span></span><span style="font-size: small;">un &#8220;format radiofonico di comunicazione scientifica&#8221;, ci parla di econofisica e di cosmologia:</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: x-small;"><a href="http://caccialfotone.wordpress.com/2011/01/07/s06xe180-quando-leconomia-incontra-la-fisica/" target="_blank"><span style="color: #800000;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">Quando l’economia incontra la fisica</span></span></span></a></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">un sistema di controllo (e di analisi) dell&#8217;economia con strumenti tipici della fisica</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"><a href="http://caccialfotone.wordpress.com/2011/01/22/s06xe182-52-lampi-nelluniverso/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">so6xe182 &#8211; 52 lampi nell&#8217;universo</span></a></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Un metodo tutto italiano identifica un sistema per selezionare con precisione i gamma ad alta energia</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://peppe-liberti.blogspot.com/"><img class="alignleft size-full wp-image-1333" title="rangle" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/rangle.jpg" alt="" width="298" height="62" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><span style="font-size: large;">2.</span></td>
<td><a href="http://peppe-liberti.blogspot.com/p/profilo.html" target="_blank"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;"><strong><em>Peppe Liberti</em></strong></span></span></a><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: small;">,</span> <span style="font-size: small;">fisico teorico e ricercatore ci segnala due suoi articoli:</span></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<div><a title="http://peppe-liberti.blogspot.com/2011/01/metriche-e-nuvole.html" href="http://peppe-liberti.blogspot.com/2011/01/metriche-e-nuvole.html" target="_blank"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #800000;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">Metriche e nuvole</span></span></span></span></a></div>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<div><span style="font-size: small;">La scienza sul web e le nuove metriche per la valutazione quantitativa del lavoro di ricerca</span></div>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">e</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<div><a title="http://peppe-liberti.blogspot.com/2011/01/la-comunicazione-scientifica-e-quello.html" href="http://peppe-liberti.blogspot.com/2011/01/la-comunicazione-scientifica-e-quello.html" target="_blank"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #800000;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">La comunicazione scientifica e quello che gira intorno</span></span></span></span></a></div>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<div><span style="font-size: small;">Un viaggio nell&#8217;Open access e nella discussione post pubblicazione nei blog networks</span></div>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://www.emfpecora.it/"><img class="size-full wp-image-1342 alignleft" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/emf.jpg" alt="" width="264" height="67" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><span style="font-size: large;">3.</span></td>
<td><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.emfpecora.it/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong><em>Emanuele Pecora</em></strong></span></a></span> <span style="font-size: small;">fisico e ricercatore di Catania ci manda un suo articolo dal titolo:</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://www.emfpecora.it/stuff.php?b=2&amp;do=zoom&amp;id=709" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">I social network per la fisica</span></span></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Il suo punto di vista tra la comunicazione ed i social network</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://chiacchieresulnano.blogspot.com"><img class="alignleft size-medium wp-image-1351" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/dieciallamenonove-300x56.jpg" alt="" width="300" height="56" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><span style="font-size: large;">4.</span></td>
<td><span style="font-size: medium;"><span style="color: #800000;"><a href="http://chiacchieresulnano.blogspot.com/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong><em>Aldo Ficara</em></strong></span></a></span><span style="color: #800000;"> </span><span style="font-size: small;">ingegnere e docente di elettrotecnica a Messina, con una speciale passione per le nanotecnologie, ci manda il suo contributo che contiene anche un video:</span></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<h3><a href="http://chiacchieresulnano.blogspot.com/2011/01/coca-cola-e-red-bull-si-fanno-rotore.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Coca Cola e Red Bull si fanno rotore</span></a></h3>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Ci parla delle forze elettromotrici e le correnti indotte sui motori asincroni con l&#8217;inusuale utilizzo di lattine di coca cola e red bull</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://loscetticoerrante.org/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1353" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/loscettico-300x32.jpg" alt="" width="300" height="32" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><span style="font-size: large;">5.</span></td>
<td><span style="font-size: medium;"><a href="http://loscetticoerrante.org/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong><em>Paolo Navaretti</em></strong></span></a> <span style="font-size: small;">ingegnere specializzato in semiconduttori, laser e led, comunque appassionato a tutta la scienza, contribuisce con due suoi articoli:</span></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"><a href="http://loscetticoerrante.org/2011/01/04/voyager-1-ha-raggiunto-i-confini-del-sistema-solare/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Voyager 1 ha raggiunto i confini del sistema solare</span></a></span></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Un breve resoconto dello stato della sonda Voyager 1, l&#8217;oggetto umano piu&#8217; lontano dal pianeta</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">e</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"><a href="http://loscetticoerrante.org/2011/01/11/kepler-scopre-il-piu-piccolo-esopianeta-conosciuto/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Kepler scopre il piu’ piccolo esopianeta conosciuto</span></a></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">La scoperta del pianeta extra-solare piu&#8217; piccolo mai scoperto</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://scientificando.splinder.com"><img class="alignleft size-medium wp-image-1355" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/scientificando-300x75.jpg" alt="" width="300" height="75" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><span style="font-size: large;">6.</span></td>
<td><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://scientificando.splinder.com" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong><em>Annarita Ruberto</em></strong></span></a></span> insegnante di matematica e scienze nella scuola media, ci manda un bel pò di materiale; è tutto interessante e non potevamo fare a meno di inserirlo integralmente:</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"> </span></span><a title="http://scientificando.splinder.com/post/23890515/il-volume-che-scompare" href="http://scientificando.splinder.com/post/23890515/il-volume-che-scompare" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">IL VOLUME CHE SCOMPARE: </span></span></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"> Relazione di un suo alunno di prima media su un esperimento di laboratorio</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> <span style="font-size: small;"><a href="http://scientificando.splinder.com/post/23883798/gamma-ray-burst-gli-affascinanti-lampi-gamma" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">GAMMA RAY BURST</span></a></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"> Gli affascinanti lampi Gamma</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<div><span style="font-size: small;"><a href="http://scientificando.splinder.com/post/23788093/scoperto-il-gel-dequilibrio-un-nuovo-stato-della-materia-soffice" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Scoperto Il Gel D&#8217;Equilibrio</span></a></span></div>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Un Nuovo Stato Della Materia Soffice</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://scientificando.splinder.com/post/23752112/a-caccia-di-neutrini-video-documentario-educativo" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">A caccia di neutrini</span></span></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Video documentario educativo</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> <a title="http://scientificando.splinder.com/post/23708524/a-short-history-of-nearly-everything" href="http://scientificando.splinder.com/post/23708524/a-short-history-of-nearly-everything" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">A Short History Of Nearly Everything</span></span></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Un video molto suggestivo in cui si racconta la complessità, dalle molecole più semplici  al cervello umano</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<div><a title="http://scientificando.splinder.com/post/23703272/il-dibattito-tra-volta-e-galvani-risorse-didattiche" href="http://scientificando.splinder.com/post/23703272/il-dibattito-tra-volta-e-galvani-risorse-didattiche" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">Il Dibattito Tra Volta E Galvani</span></span></a></div>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Risorse didattiche</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<div><a title="http://scientificando.splinder.com/post/23695188/intervista-allo-scienziato-giorgio-chiarelli" href="http://scientificando.splinder.com/post/23695188/intervista-allo-scienziato-giorgio-chiarelli" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">INTERVISTA ALLO SCIENZIATO GIORGIO CHIARELLI</span></span></a></div>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> <a href="http://www.rudimathematici.com/" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-1360" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/rudi-300x87.jpg" alt="" width="300" height="87" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><span style="font-size: large;">7.</span></td>
<td><span style="font-size: small;"><a href="http://www.rudimathematici.com/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;"><strong><em>Piotr R. Silverbrahms</em></strong></span></span></span></a><span style="color: #0000ff;"> </span>è uno dei redattori di Rudi Mathematici e di certo non è russo, come potrebbe sembrare, ma italianissimo (o no?). Se riuscite a saperne di più guardando il suo portale, fatecelo sapere. Intanto ecco il &#8220;corposo&#8221; contributo con tanto di esilarante accompagnamento originale che abbiamo ricevuto:</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"><a href="http://rudimatematici-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/12/13/13-dicembre-1887-buon-compleanno-george/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Buon compleanno George!</span></a></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Gli uomini, al pari dei labirinti, sono fatti di atomi. Gli uomini che studiano e creano matematica, poi, hanno di solito un buon rispetto per la fisica, e allora – spingendo e tirando – potremmo far entrare nel numero dei post di vago interesse fisico anche il nostro “compleanno” su György <strong><em><span style="text-decoration: underline;">POLYA</span></em></strong> (anche perché era un tipo simpatico, proprio come certi fisici:)</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://rudimatematici-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/01/04/era-meglio-se-era-piatta/" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">Era meglio se era piatta</span></span></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">La <strong><em><span style="text-decoration: underline;">TERRA</span></em></strong>, perdinci! C’è forse qualcosa di più fisico della nostra madre Terra? Contiene tutte le scienze, perché da lei prendono respiro: la fisica nasce dallo studio dei suoi moti, dei suoi brividi, e anche la più restia alla sperimentazione delle scienze fisiche, la Cosmologia, in fondo la contiene e la considera. Noi ne parliamo soprattutto per ragioni che riguardano la scienza che sta alla terra come la cosmetica sta ai volti delle donne: la geografia. Ma ci abbiamo messo dentro un giochino, una lusinga ai potenti, e non dimentichiamoci che adesso stiamo pur sempre arrampicandoci sugli specchi, no?</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"><a href="http://rudimatematici-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/12/19/colpo-grosso-alla-regence/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Colpo grosso alla &#8220;Règence&#8221;</span></a></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"><a href="http://rudimatematici-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/01/12/14-luglio/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">14 Luglio</span></a></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Abbiamo calpestato anche noi i solidi parquet degli Istituti di Fisica, quindi non crediamo ai luoghi comuni. I fisici non sono solo persi con la testa all’inseguimento dei leptoni e nella decodifica della libertà ultravioletta o della schiavitù infrarossa. Ai fisici, giovani e vecchi, piace giocare. E allora via,  spacciateci pure per l’ora di ricreazione, per l’angolo dello scivolo e delle giostre, e propinate ai futuri Premi Nobel un paio di <strong><em><span style="text-decoration: underline;">GIOCHINI</span></em></strong>: hanno in comune una certa aria francese nel titolo, e per il resto basta leggerli, anche di corsa</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://rudimatematici-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/01/20/quick-dirty-formiche/" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">Quick &amp; Dirty &#8211; Formiche</span></span></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Non posso crederci… davvero prendete per buoni anche i giochetti? Va bene, allora! Ci sarebbe ancora anche questo conteggio di formiche, ma non abbiamo più neppure la fantasia per trovare una scusa buona per spacciarlo per post di Fisica. Anche se… ma certo! <strong><em><span style="text-decoration: underline;">FORMICA</span></em></strong> e Fisica hanno in comune l’iniziale, e fanno perfino rima!</span></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://www.gravita-zero.org"><img class="alignleft size-full wp-image-1335" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/header-gravitazero.jpg" alt="" width="200" height="66" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> <span style="font-size: large;">8.</span></td>
<td><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.gravita-zero.org" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong><em>Claudio Pasqua</em></strong></span></a></span>, giornalista scientifico del famoso <a href="http://www.gravita-zero.org" target="_blank">Gravità Zero</a> non poteva certamente mancare! Ci manda i suoi contributi che vogliono essere un esempio pratico di 4 modi diversi di fare comunicazione scientifica al grande pubblico, ovvero con un libro usando un linguaggio molto scorrevole e &#8220;popolare&#8221;, con un blog ed il suo linguaggio diretto e simpatico, attraverso il libero accesso a un intero database di immagini di qualità eccelsa e comunicando attraverso immagini:<br />
</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="color: #ff0000;"> </span><a href="http://www.gravita-zero.org/2011/01/i-marziani-siamo-noi-siamo-noi.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: small;">I MARZIANI? SIAMO NOI, SIAMO NOI&#8230;</span></span></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">L&#8217;Universo come una partita di calcio? Possibile!  &#8221;I marziani siamo noi&#8221; è l&#8217;ultima fatica editoriale dell&#8217;astrofisico Giovanni Bignami </span><span style="font-size: small;">accademico dei Lincei e (primo italiano), Presidente del COSPAR, il Comitato Mondiale per la Ricerca Spaziale.</span>  <span style="font-size: small;">U</span><span style="font-size: small;">n modo nuovo di incuriosire e avvicinare il grande pubblico alla scienza degli astri e dello Spazio </span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<h3><a title="http://www.gravita-zero.org/2011/01/scienzaltro-il-blog-di-leopoldo.html" href="http://www.gravita-zero.org/2011/01/scienzaltro-il-blog-di-leopoldo.html" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">SCIENZALTRO: IL BLOG DI LEOPOLDO BENACCHIO, ASTROFISICO</span></span></a></h3>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<div><span style="font-size: small;">Un blog che come principale obiettivo occuparsi di comunicazione e diffusione della cultura astronomica, divertendosi e facendo divertire i lettori.  </span></div>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </p>
<div><a title="http://www.gravita-zero.org/2011/01/planck-luniverso-come-non-lo-avete-mai.html" href="http://www.gravita-zero.org/2011/01/planck-luniverso-come-non-lo-avete-mai.html" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">PLANCK: L&#8217;UNIVERSO COME NON LO AVETE MAI VISTO</span></span></a></div>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Gli astrofisici di tutto il mondo lo attendevano con impazienza. Oggi,  finalmente,  il momento è arrivato.</span>  <span style="font-size: small;">Ma non solo: anche i semplici appassionati potranno accedere liberamente all&#8217;enorme database di immagini </span><span style="font-size: small;">liberamente disponibili.</span></td>
<td><span style="font-size: small;"> </span></td>
</tr>
<tr>
<td><span style="font-size: small;"> </span></td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </p>
<div><a title="http://www.gravita-zero.org/2011/01/scale-of-universe.html" href="http://www.gravita-zero.org/2011/01/scale-of-universe.html" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">THE SCALE OF THE UNIVERSE</span></span></a></div>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<div><span style="font-size: small;">Da non perdere la &#8221;</span><a title="http://primaxstudio.com/stuff/scale_of_universe/" href="http://primaxstudio.com/stuff/scale_of_universe/" target="_new"><strong title="http://primaxstudio.com/stuff/scale_of_universe/"><span style="font-size: small;">versione in scala&#8221; del nostro Universo</span></strong></a><span style="font-size: small;">: a partire da 0.0000000001 </span><a title="http://en.wikipedia.org/wiki/Yoctometre" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yoctometre" target="_new"><span style="font-size: small;">yoctometers</span></a><span style="font-size: small;"> fino alle dimensioni più grandi a noi note. Un incredibile viaggio dai confini dell&#8217;universo alla densità quantistica dello spazio-tempo per capire quanto siamo piccoli e grandi nello stesso tempo.</span></div>
</td>
<td><span style="font-size: small;"> </span></td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> <a href="http://sciencebackstage.blogosfere.it/"><img class="alignleft size-full wp-image-1370" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/sciencebackstage.jpg" alt="" width="286" height="68" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><span style="font-size: large;"> 9.</span></td>
<td><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><strong><em><a href="http://sciencebackstage.blogosfere.it" target="_blank"> <span style="color: #0000ff;">Gianluigi Filippelli,</span></a></em></strong></span> fisico e ricercatore, non manca all&#8217;appuntamento nonostante vada sempre di fretta. Ecco il suo contributo:</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"><a href="http://sciencebackstage.blogosfere.it/2011/01/evoluzione-galattica-e-redshift.html " target="_blank"><span style="color: #ff0000;"> <strong>L&#8217;evoluzione nell&#8217;universo: galassie ellittiche</strong></span></a></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"> Un gruppo di ricercatori dell&#8217;Osservatorio di Brera propone una nuova ipotesi, supportata dai dati, sull&#8217;evoluzione delle galassie ellittiche</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><strong><span style="font-size: small;"><a href="http://sciencebackstage.blogosfere.it/2011/01/pianeti-extrasolari-kepler-10b.html " target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Pianeti extrasolari: Kepler 10b</span></a></span></strong></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Semplicemente sul nuovo pianeta extrasolare scoperto dal satellite Kepler</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><strong><span style="font-size: small;"><a href="http://sciencebackstage.blogosfere.it/2011/01/wikipedia10-sonoluminescenza.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Wikipedia10: Sonoluminescenza</span></a></span></strong></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">In occasione del decennale della Wikipedia, ho recuperato e leggermente modificato la mia primissima versione della voce Sonoluminescenza che avevo scritto durante il dottorato</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"><a href="http://sciencebackstage.blogosfere.it/2011/01/wikipedia-rivoluzione-irreversibile.html" target="_blank"><strong><span style="color: #ff0000;">Decennale wikipediano</span></strong></a></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">A proposito di comunicazione</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><strong><span style="font-size: small;"><a href="http://sciencebackstage.blogosfere.it/2011/01/la-conferenza-stampa-del-signor-rossi.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">La conferenza stampa del Signor Rossi</span></a></span></strong></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Considerazioni sulla presentazione del reattore, conferenza di Andrea Rossi</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><strong><span style="font-size: small;"><a href="http://sciencebackstage.blogosfere.it/2011/01/betelgeuse.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Betelgeuse</span></a></span></strong></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Partendo da un post su (Cattiva) Scienza in TV una breve descrizione di Betelgeuse, futura supernova e, dai giornali, associata con il 2012!</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://pillolescientifiche.blogspot.com/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1372" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/pillolediscienza-300x45.jpg" alt="" width="300" height="45" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> <span style="font-size: large;">10.</span></td>
<td><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><strong><em><a href="http://pillolescientifiche.blogspot.com" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Francesco Boccanera</span></a></em></strong></span>, fisico meteorologo presso il Centro Funzionale di Protezione Civile della Regione Marche, in questo momento ha giustamente qualcosa contro le cipolle. Sì, avete letto bene, cipolle. Per saperne di più leggete il suo articolo</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td>
<h3><a href="http://pillolescientifiche.blogspot.com/2010/06/la-meteorologia-delle-cipolle.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: small;">Le previsioni meteo con le cipolle</span></span></a></h3>
</td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">Visto che siamo in periodo di oracoli cipollari, ecco un post&#8230;</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://scienzaemusica.blogspot.com/2011/01/spazio-e-tempo-le-forme-priori-della.html"><img class="alignleft size-full wp-image-1376" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/scienzaemusica.jpg" alt="" width="209" height="112" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> <span style="font-size: large;">11.</span></td>
<td><span style="font-size: small;"><a href="http://www.blogger.com/profile/01459995793188714394" target="_blank"><span style="font-size: medium;"><strong><em><span style="color: #0000ff;">Leonardo Petrillo</span></em></strong></span></a>, studente di Pescara, si interessa di scienza e musica. In questo suo contributo ci parla della trattazione dei concetti chiave di spazio e tempo, dal punto di vista della fisica e della matematica, e non solo:</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://scienzaemusica.blogspot.com/2011/01/spazio-e-tempo-le-forme-priori-della.html" target="_blank"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #ff0000;">SPAZIO E TEMPO: LE &#8220;FORME A PRIORI&#8221; DELLA CONOSCENZA</span></strong></span></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">I concetti di &#8220;spazio&#8221; e &#8220;tempo&#8221; sono stati sempre al centro di svariate riflessioni filosofiche, scientifiche, ma anche letterarie, artistiche e così via.</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><em><strong>E per ultimo, come è giusto che sia&#8230;</strong> (abbiate pazienza, non si è riusciti ad evitarlo)</em></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><a href="http://www.tvspace.it/"><img class="alignleft size-full wp-image-995" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2010/10/tvspace-new.jpg" alt="" width="284" height="140" /></a></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><span style="font-size: large;">12.</span></td>
<td><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.minorplanet.it" target="_blank"><strong><em><span style="color: #0000ff;">Aldo Gagliano</span></em></strong></a></span>, giornalista divulgatore scientifico, videomaker e fondatore del Planetario digitale itinerante di Palermo oltre che di questa testata, non ha potuto fare a meno di dire la sua proprio sul tema di questo mese:</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;"><a href="http://www.tvspace.it/portal/piu-scienza-per-tutti.html" target="_blank"><strong><span style="color: #ff0000;">Più scienza per tutti?</span></strong></a></span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><span style="font-size: small;">L&#8217;informazione e la divulgazione della scienza: forme, metodi e liberi pensieri (o magari personali interpretazioni?)</span></td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td style="text-align: center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</td>
<td> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="font-size: small;">Un ringraziamento di cuore a tutti i partecipanti a questo Carnevale della Fisica ed alla loro tempestività e precisione nell&#8217;invio dei contributi.</span></p>
<p><em>Aldo</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Piu&#8217; scienza per tutti?</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 18:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Gagliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il secolo ventesimo sarà sicuramente ricordato per la rivoluzione culturale e tecnologica più grande di tutti i tempi, da quella Copernicana alle recenti teorie quantistiche. Questa rivoluzione la possiamo racchiudere in una sola parola: internet. Proprio così, il web, il www e le sue pagine. Se vogliamo comunque essere precisi, si è inventato il “mezzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><img class="size-full wp-image-1385 aligncenter" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/web1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il secolo ventesimo sarà sicuramente ricordato per la rivoluzione culturale e tecnologica più grande di tutti i tempi, da quella Copernicana alle recenti teorie quantistiche. <strong>Questa rivoluzione la possiamo racchiudere in una sola parola: internet</strong>. Proprio così, il web, il www e le sue pagine. Se vogliamo comunque essere precisi, si è inventato il “mezzo di trasporto” per qualcosa che è nata con lo stesso uomo: la comunicazione, o meglio l’informazione “comunicata”. Altra scoperta fondamentale è stata poi la comprensione di come l’informazione <strong>potesse diventare un valore enorme se distribuita alla massa</strong>, in tempi brevissimi e senza costi. Basta pensare cosa sarebbe accaduto se ai tempi della seconda guerra mondiale fosse esistito il web con le sue informazioni in tempo reale; o meglio ancora ai tempi dell’Impero Romano quando le staffette a cavallo portavano le comunicazioni dei generali per l’attacco al nemico.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma perché l’informazione, la comunicazione e la conoscenza rivestono una così grande importanza?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Perché conoscere significa non avere paura.</strong>  Si ha paura di ciò che non conosciamo o che ci sembra diverso da noi. Quando conosciamo il problema, i termini per risolvere le incognite, la natura di quello che vediamo, tutto diventa meno grande e meno pericoloso, più “affrontabile”. <strong>Ma per conoscere bisogna essere informati.</strong> Non si vuol certo dire che prima dell’avvento del web si era tutti disinformati o ignoranti: si “viaggiava” soltanto ad un’altra velocità, con altri ritmi. In fin dei conti l’informazione già inizia il suo fortunato avvenire con i primi segni tracciati nelle caverne dagli uomini preistorici, continua con l’avvento della scrittura e si solidifica con i libri ed i giornali, per arrivare ai giorni nostri dove appunto internet pare voglia sovrastare tutti i sistemi comunicativi attualmente esistenti. Senza entrare nel merito della giustezza del grande avvento del web rispetto a tutti gli altri mezzi mediatici, <strong>va forse guardato con maggiore attenzione il “tipo” di comunicazione che ci porta l’informazione</strong>, avendo nello specifico un particolare riguardo a quella disciplina oggi molto in voga chiamata “divulgazione”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-full wp-image-1386" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/web3.jpg" alt="" width="239" height="229" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>A molte persone il termine “divulgazione”, non piace.</strong> E forse questi signori non hanno tutti i torti. Esaminiamo l’etimologia della parola: “divolgare”, ovvero rendere noto a tutti, diffondere tra la gente, intesa questa come “volgo” e sottintesa come la parte più povera e più incolta, in contrapposizione alla parte del popolo socialmente più elevata. Seneca, in un suo trattato sul Tempo scriveva: “..<em>non solo la folla e il volgo ignorante si lamenta per questo male comune a tutti.</em><em>.”</em><em>.</em><em> </em> Tutto ciò non rende certo giustizia alla stessa parola. Si potrebbe quindi usare il verbo  “raccontare”, ma si rischierebbe di essere facile preda in un campo in cui si pensa che la comunicazione debba essere precisa e sistematica. Questo pensiero, volendo essere pignoli, non è del tutto corretto; almeno sotto il profilo di “sistematica”. <strong>Un metodo sistematico può essere usato per lo studio, per l’apprendimento di una teoria, partendo da una premessa</strong> e via via sviluppando lo studio con le relative considerazioni tecniche. Non è usabile per chi deve porre la conoscenza di quella stessa teoria in modo semplice – e ci auguriamo sempre corretto- a qualcun altro che non ha alcuna base teorica e scientifica sull’argomento stesso; vale in questo senso il concetto del “raccontare”, ovvero porre all’interlocutore la teoria in modo che possa interessarlo, anzi, incuriosirlo e quindi rimanere attratto per piacere e non per dovere. Bisogna però, come sempre, “pesare” bene i termini del nostro discorso. <strong>Raccontare non significa sconvolgere la teoria stessa o “aggiustarla” alle esigenze dello spettatore.</strong> Si può narrare una storia così come si può narrare la relatività di Einstein. Tutto dipende dal sistema di comunicazione, dalla semplificazione che si riesce a dare e da come si può appunto “raccontare” qualcosa di matematicamente preciso ma impalpabile. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1389" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/Angelauniverso.jpg" alt="" width="298" height="165" /></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Un esempio del genere qualcuno potrà ricordarlo in una trasmissione di Piero Angela</strong>, andata in onda molti anni fa, dove spiegava con un “viaggio” immaginario la complessità del corpo umano: un’astronave di dimensioni molecolari viaggiava in lungo e largo per arterie, polmoni ed altre parti del nostro corpo spiegando con una grafica accattivante l’importanza e la funzione dell’organo visitato. Fu un vero successo di pubblico e persino di critica e per una volta i “soliti” baroni della scienza non ebbero a ridire sul metodo raffrontato al grande interesse suscitato. Mai nessun libro di divulgazione medica ebbe lo stesso successo di vendita e da allora cominciarono a proliferare le enciclopedie mediche a fascicoli alla portata di tutti. Insomma, affrontare con semplicità e con la giusta spettacolarità corretta, argomenti di natura complessa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>In questi ultimi anni finalmente si è capito che la scienza deve essere “comunicata”,</strong> diffusa a tutti i livelli e posta in modo comprensivo per i non addetti. <strong>Che poi, volendo polemizzare, non esistono i “non addetti”; la ricerca scientifica pone le sue basi al raggiungimento di obiettivi pubblici, per l’interesse comune.</strong> Lo scienziato non deve essere l’irraggiungibile genio lasciato nella torre con i suoi problemi matematici: lo può essere durante lo studio, solo per comprensibile tranquillità che giustamente esige, ma alla fine deve “restituire” i risultati della sua missione alla gente, alle persone per cui è stato demandato per la risoluzione del problema. <strong>Ringraziando il cielo sono finiti i tempi in cui Paul Dirac suggeriva di <em>“stare alla larga”</em> dai giornalisti.</strong> Si è capito che i giornalisti, almeno quelli seri e preparati, sono un mezzo utile (e comodo) per diffondere la mission, per far capire la bontà e l’utilità del proprio progetto di ricerca prima e per diffondere i risultati ed i benefici dopo. Si può essere d’accordo con una “selezione” di qualità del giornalista che deve diffondere notizie tecniche e scientifiche senza incorrettezze che purtroppo a volte sfociano nella vera e propria bufala; si può fare una distinzione a monte di quei professionisti poco onesti che utilizzano la divulgazione per scopi economici a proprio uso e consumo, in molti casi diffondendo addirittura paure e menzogne salvo poi la puntuale correzione operata guarda caso con il proprio libro venduto in libreria. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Insomma come in tutte le cose, un pizzico di saggezza, qualche grammo di controllo e una manciata di regole non fanno poi male. E’ vero, attualmente questi ingredienti non ci sono, ma non disperiamo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1392" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/bigbang4-300x249.gif" alt="" width="300" height="249" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Comunque sia, la scienza è per sua natura un’impresa pubblica e democratica.</strong> Lo studioso moderno, ad esempio il Cosmologo, non può non comunicare i risultati dei suoi studi, poiché, in ultima analisi ha svolto le sue ricerche per dire al passante, al semplice cittadino dove vive, come è nato e perché abita il pianeta Terra. <strong>Se non condividerà le sue realtà, queste non potranno essere socialmente convalidate, almeno dal punto di vista sociologico</strong>. Nelle società anglosassoni sono comuni concetti come l’alfabetizzazione scientifica o <em>il Public Understanding of Science, </em>ovvero far apprezzare e quindi sostenere a ragion veduta la ricerca, mezzo indispensabile per la crescita ed il benessere<em>; </em>in Francia sono in atto profonde trasformazioni sociali finalizzate alla “familiarizzazione” della scienza piuttosto che alla comprensione tecnica dei concetti scientifici. <strong><em>In altre parole si “investe” in scienza a tutti i livelli: dalla ricerca al merito, dalla divulgazione ai mezzi per divulgare.</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Noi invece “dobbiamo” riconoscenza soltanto ad iniziative private e quasi sempre (fortunatamente) senza secondi fini di lucro. Un grande esercito di blog scientifici, testate giornalistiche online, semplici appassionati e i primi in assoluto almeno in termini di esistenza – gli astrofili – si sono armati di buona volontà e combattono a volte una vera guerra contro alcuni  santuari scientifici che snobbano dall’alto chi non possiede un posto fisso di ricercatore o una cattedra universitaria, pur molto spesso avendone i titoli accademici e la cultura specifica. Sembra addirittura che negli ultimi tempi, il ricercatore stesso non essendo sufficientemente supportato da un sistema divulgativo efficiente, fa tutto da solo: fa la ricerca, la pubblica sulle riviste specifiche ed apre il proprio blog in internet per fare conoscere alla gente il suo lavoro. <strong>E’ questa una cosa sicuramente bella, utile ed intelligente, anche se ha un costo visto che egli stesso deve impiegare le sue risorse temporali due volte;</strong> una volta per la ricerca e la seconda per la divulgazione. E’ comunque sfatato il mito (sicuramente negativo) che dipingeva lo scienziato capace solo di dialogare con un suo collega con il quale già condivideva i concetti. Se questa <em>“teoria di metodo”</em> continuerà, se ne potranno trarre solo benefici; se il ricercatore imparerà ad entrare nella testa delle persone “normali”, capendone gli interessi e le difficoltà, diventerà <em><strong>il divulgatore di se stesso.</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1394" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/giornalista-233x300.jpg" alt="" width="233" height="300" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Questo non significa che il divulgatore (giornalista o meno) dovrà cambiare mestiere. Di sicuro in questo momento assistiamo al problema della frammetizzazione dell’informazione. Quando il divulgatore frettoloso e poco professionale “acchiappa” la notizia scientifica dal primo blog che gli capita a tiro di tastiera, nella stragrande maggioranza dei casi darà un’informazione quanto meno imprecisa e confusa. Non si vuol certo dire che il blog in internet sia scorretto, bisogna comunque ammettere che spesso la notizia è il frutto di un rimbalzo continuo, con tutte le problematiche facilmente intuibili. E’ fuori dubbio che l’informazione “manipolata” più volte, con tutta la buona fede possibile, <strong><em>diventa una notizia con un certo grado di imprecisione.</em></strong> Chi ne paga le spese è poi il lettore ignaro che prende per oro colato quanto appreso dal giornale o dalla pagina internet. Di esempi se ne possono fare a decine, riguardanti persino testate giornalistiche di grande rilievo nazionale.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong><em>Come risolvere allora il problema? </em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">In maniera molto semplice. Basterebbe innanzi tutto che il divulgatore professionista si “specializzi” in modo corretto in una o due materie al massimo. I tuttologhi non hanno molta fortuna. Cosa poi banale a dirsi, ma a quanto pare non del tutto, il “comunicatore” deve documentarsi, approfondire e di nuovo approfondire. Deve vagliare attentamente la fonte e cercare in altre fonti la conferma di quanto si appresta a scrivere. Basterebbe poi fare quello che fanno in altre nazioni europee: <em><strong>creare dei veri e propri canali diretti tra scienziato-ricercatore e divulgatore.</strong></em> Sembra una cosa scontata, ma nel nostro paese non lo è. Il vantaggio sarebbe enorme per tutti. Il ricercatore può dare di prima mano la notizia corretta, può spiegarla bene, darne i risvolti sociologici ed economici, sottolineare le parti più interessanti. Il divulgatore può avere la certezza della correttezza scientifica, capire bene il nesso sia culturale che pratico, spiegarla in modo semplice e corretto al suo lettore. <strong><em>Il lettore finalmente sarà informato in modo “vero” e semplice</em></strong>, potrà valutare per se stesso e per la società la bontà della ricerca. Avrà comunque imparato “in modo giusto” qualcosa di nuovo. Sembra poco?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1397" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/ipad-258x300.jpg" alt="" width="258" height="300" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Le nuove tecnologie ci portano sempre maggiormente ad intraprendere nuove sfide comunicative. Non possiamo minimamente immaginare uno scenario di sviluppo scientifico e sociale senza affrontare i problemi della comunicazione di massa e di una cattiva politicizzazione della scienza. Il lavoro deve essere compiuto in “team”, con modestia ed intelligenza; <strong><em>se lo scienziato deve comunicare meglio, il divulgatore deve diventare più critico e più informato.</em></strong> L’utilizzo poi delle nuove tecniche inventate dai professionisti dei vari settori (video, elettronica, informatica, ecc.) non deve certamente spaventare, così come non deve diventare l’unica strada da percorrere. Certo è che se “l’utenza” vuole nuove sensazioni, nuovi scenari e nuove emozioni, non c’è motivo per non adeguarsi ai tempi ed alle richieste. Non si vuol certo sottolineare a tutti i costi il concetto de “il fine giustifica i mezzi”, ma neanche sottovalutarlo. Di esempi se ne possono fare parecchi: dal cinema tridimensionale al museo digitale e virtuale, dalla connessione wi-fi al notepad che ci fa leggere molto di più i giornali on line. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Insomma, se trent’anni fa, quando si teneva una conferenza solo parlata probabilmente dopo la prima mezz’ora si assisteva ad un calo vertiginoso dell’attenzione del pubblico, oggi grazie alle presentazioni computerizzate o meglio ancora con l’ausilio di brevi film dimostrativi l’oratore può forse contare in un’altra mezz’ora prima che la sequenza di sbadigli nella sala diventi troppo numerosa. <strong><em>Sempre che non si sia così temerari da proiettare ad un pubblico di ragazzi la Corazzata Potionkin, con tutto il rispetto per il suo regista e del pubblico intellettuale.</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Un esempio di quanto detto, vissuto da chi scrive, è nato tre anni fa ed è attualmente in corso d’opera, con risultati inaspettati e di grande rilievo. Si tratta della realizzazione di un progetto per la divulgazione e la didattica astronomica nelle scuole, con un Planetario digitale itinerante. E’ stata una “scommessa” anche forse un po’ azzardata (e non solo economicamente parlando) ed assolutamente di prima mano, almeno in Italia. Si è voluto dare al “consumatore” (lo studente) la materia prima (l’astronomia) in modo adeguato ai suoi tempi ed ai suoi miti tecnologici.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-full wp-image-1395" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/planetario4.jpg" alt="" width="250" height="188" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">L’idea di partenza si è basata su due domande: <em><strong>“come si può pensare di interessare un ragazzo di tredici anni alla Meccanica Celeste ed alla Fisica senza un minimo di multimedialità?”.</strong></em> E poi:  “Se i bambini oggi nascono quasi con un cellulare in mano, come si può pretendere di diventare loro complici nel mondo in cui vivono e di parlare il loro stesso idioma non adeguandosi ai loro standard?”. Riduttivamente si potrebbe enunciare “istruire divertendo” ma non è esattamente il principio adottato. E’ bastato dare una corretta spettacolarizzazione dei contenuti, a volte anche complessi, ed usare un linguaggio semplice ma non banale; <em><strong>appunto come già detto, “raccontare” l’Astronomia</strong></em>. Per il resto, il merito è dotazione stessa di questa materia, assolutamente affascinante di suo. Si è quindi passati alla fase operativa, non prima comunque di creare “in casa” dei mini documentari scientifici con al loro interno “nascosta” la lezione. “Confezionato” il tutto, <em><strong>si è portato direttamente al domicilio dell’utenza: la scuola</strong></em>. Bè, presunzione a parte, è stato un successo inaspettato: in soli 5 mesi, dodicimila ragazzi hanno partecipato all’iniziativa. E l’entusiasmo è stato tale che l’anno successivo non solo si è tornati in cupola, ma quasi raddoppiando i numeri. In una sola città e senza nessuna pubblicità. Inutile anche sottolineare, senza alcun aiuto istituzionale, fatta esclusione la pregiata intelligenza e lungimiranza di molti (ma non tutti) dirigenti scolastici del luogo che hanno entusiasticamente concesso le autorizzazioni.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><em>Ma è questo un argomento che merita uno spazio a parte. Se potrà interessare, sarà il prossimo articolo dal titolo: <strong>“Il Planetario digitale: una scommessa vinta”.</strong></em></span></p>
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		<title>GOOGLE dona 1 milione di euro alle Olimpiadi della Matematica</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 17:39:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[gravità zero]]></category>
		<category><![CDATA[matematica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Google dona 1 milione di euro all’organizzazione internazionale delle olimpiadi di matematica, che organizza ogni anno la World Championship Mathematics Competition rivolta agli studenti delle scuole superiori.
La prima olimpiade di matematica fu tenuta nel 1959 in Romania con sette Paesi partecipanti. Ne tempo le nazioni partecipanti sono aumentante fino a superare il centinaio dai cinque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1339" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/google-imo-300x225.png" alt="" width="300" height="225" /></p>
<div>Google dona <a href="http://googlepolicyeurope.blogspot.com/2011/01/giving-young-mathematicians-chance-to.html" target="_blank"><strong>1 milione di euro</strong></a> all’<strong><a href="http://www.imo-official.org/default.aspx" target="_blank">organizzazione internazionale delle olimpiadi di matematica</a></strong>, che organizza ogni anno la <a href="http://www.imo-official.org/results.aspx" target="_blank">World Championship Mathematics Competition</a> rivolta agli studenti delle scuole superiori.</div>
<div>La prima olimpiade di matematica fu tenuta <a href="http://www.imo-official.org/organizers.aspx" target="_blank"><strong>nel 1959 in Romania</strong></a> con sette Paesi partecipanti. Ne tempo le nazioni partecipanti sono aumentante fino a superare il centinaio dai cinque continenti.</div>
<div>La donazione servirà ad aiutare l’organizzazione a coprire i costi delle prossime cinque edizioni (2011-2015), Simon Hampton, direttore di Google Public Policy, ha commentato così:</div>
<div><a href="http://www.gravita-zero.org/2011/01/google-1-milione-di-euro-alle-olimpiadi.html" target="_blank">[leggi tutto l'articolo]</a></div>
<div>fonte: <a href="http://www.gravita-zero.org" target="_blank">Gravità zero</a></div>
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		<title>Consegnati gli anti-oscar &#8220;LA CATTIVA SCIENZA IN TV&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 11:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[premi]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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		<description><![CDATA[
Così come esistono gli anti-oscar del Cinema, premi consegnati ai peggiori attori e film dell&#8217;anno, &#8220;La Cattiva Scienza in TV&#8220; è un premio che viene consegnato non alle trasmissioni (sarebbe troppo), ma ai cittadini che segnalano le peggiori trasmissioni a contenuto scientifico viste in TV.
[Leggi tutto--&#62;]
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			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="size-full wp-image-1315 aligncenter" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/premi-cattivascienza.jpg" alt="" width="320" height="240" /></div>
<div>Così come esistono gli <strong><a href="http://www.razzies.com/">anti-oscar del Cinema</a></strong>, premi consegnati ai peggiori attori e film dell&#8217;anno, &#8220;<strong><a href="http://scienzaintv.ning.com/">La Cattiva Scienza in TV</a>&#8220;</strong> è un <strong><a href="http://scienzaintv.ning.com/profiles/blogs/vinci-con-noi">premio</a></strong> che viene consegnato non alle trasmissioni (sarebbe troppo), ma ai cittadini che segnalano le peggiori trasmissioni a contenuto scientifico viste in TV.</div>
<div>[<a href="http://scienzaintv.ning.com/profiles/blogs/consegnati-gli-antioscar-la" target="_blank">Leggi tutto--&gt;]</a></div>
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		<title>Nuove probabili teorie sulla cura di malattie come il diabete e il Parkinson.</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 11:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Gagliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biologia]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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		<description><![CDATA[Un ricercatore del Centro per le Malattie Digestive nel New South Wales, Australia, ha pubblicato alcune ricerche su una nuova possibile cura di malattie come il diabete ed il Parkinson. L’autore di queste nuove ipotesi si chiama Thomas Borody, ed è gastroenterologo presso il centro australiano.
Sostanzialmente l’ipotesi si basa sul principio che il morbo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-1311 aligncenter" src="http://www.tvspace.it/portal/wp-content/uploads/2011/01/intestino.jpg" alt="" width="302" height="226" />Un ricercatore del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cdd.com.au/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Centro per le Malattie Digestive nel New South Wales,</span></a></span> Australia, ha pubblicato alcune ricerche su una nuova possibile cura di malattie come il diabete ed il Parkinson. L’autore di queste nuove ipotesi si chiama <strong>Thomas Borody, ed è gastroenterologo</strong> presso il centro australiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Sostanzialmente l’ipotesi si basa sul principio che il morbo di Parkinson ed alcuni disordini metabolici come l&#8217;obesità, <strong>potrebbero essere causati da trasformazioni non previste dei microbi dell&#8217;intestino</strong>. Da una semplice stitichezza causata da un’infezione del colon e curata con antibiotici, Borody è arrivato dopo molte ricerche ed esperimenti specifici ad ipotizzare, almeno per ora, ad una possibile cura di queste pericolose malattie con un trattamento di normali antibiotici per arrivare, <strong>nei casi più particolari, ad un possibile trapianto fecale effettuato con feci di donatori per ripristinare la flora intestinale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi dieci anni, Borody, dopo aver effettuato un trapianto fecale ha registrato in molti suoi pazienti dei miglioramenti notevoli nei sintomi di malattie come il Parkinson, la sclerosi multipla, la sindrome da stanchezza cronica e l&#8217;artrite reumatoide.</p>
<p style="text-align: justify;">Borody insieme al neurologo David Rosen del <em>Principe di Galles Private Hospital di Sydney</em> stanno mettendo a punto uno studio specifico per validare le tesi, <strong>per ora solo sperimentali</strong>, del collegamento tra le infezioni intestinali e le malattie citate. “Va detto” ha specificato molto cautamente il dott. Rosen <em>“che non possiamo assolutamente asserire o dare speranze preventive che queste cure possano risolvere il problema di queste terribili malattie, ma alcuni studi condotti contemporaneamente presso l&#8217;Università di Ulm in Germania ci danno buone speranze che sia questa una strada possibile</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di fatto, nel 2003 uno studio pubblicato nel <em>Journal of Neural Transmission</em>  (</strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://dx.doi.org/10.1007/s00702-002-0808-2" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">DOI: 10.1007/s00702-002-0808- 2</span></a></span></strong><strong>) ha dimostrato che i danni causati al sistema nervoso dal morbo di Parkinson</strong> avanzano dal nervo vago del cervello alle sue regioni superiori per arrivare alla corteccia cerebrale, trovando anche danni nel sistema nervoso enterico che controlla il tratto gastrointestinale <strong>e comunica con il cervello attraverso il nervo vago</strong>. Questa scoperta può suggerire che il Parkinson potrebbe essere causato da un bug che supera la barriera della mucosa del tratto gastrointestinale ed entra nel sistema nervoso centrale attraverso il nervo vago.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Interpretare i risultati”</em> dice Borody, <strong><em>“richiede estrema cautela. Tuttavia, vi è evidenza da modelli animali che i microbi intestinali possono influenzare autoimmunità. E’ sicuramente il caso di percorrere queste ipotesi con studi più approfonditi”</em>.</strong></p>
<p><span style="color: #333333;">fonti: <em>Newscientist – Nature – Centre for digestive diseases</em></span></p>
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