La fusione nucleare in cantina
Posted on 30. mar, 2010 by Aldo Gagliano in astrofisica
Mentre la comunità litiga su quale energia utilizzare per il futuro e politici, faccendieri e scienziati quasi si tirano accidenti a vicenda sulla questione, in America e precisamente a Nashville nel Tennessee alla Vanderbilt University uno studente, Thiago Olson, qualche tempo fa comprava da ebay trasformatori, tubi, dosimetri, pompe ed altri oggetti ameni, a pochi dollari per il suo progetto, cosa da poco, si fa per dire: costruire un reattore a fusione nucleare. Si proprio così, un’aggeggio per riprodurre in piccolo il funzionamento del nostro Sole e delle stelle in genere.
Per chi non lo sapesse, il Sole funziona in modo semplicissimo ma assolutamente perfetto. Trasforma l’Idrogeno in un gas più pesante, l’Elio, attraverso una reazione di fusione; questo comporta una emissione di energia, calore e luce che è quella poi che sostanzialmente ci permette di riscaldarci, vedere, nutrirci, insomma di vivere. Tantissima energia pulita, tutta quella che si vuole.
Ovviamente da decenni si studia come poter utilizzare in proprio questo processo semplice ed efficiente; industrie e multinazionali investono centinaia di milioni di euro per risolvere il problema, perchè in effetti un “piccolo” problema esiste: il “piccolo” problema, buttandola sul semplice, è quello che ad esempio per produrre con questo sistema 1 watt di energia si deve spendere l’equivalente per la produzione di 5 watt., necessitando il sistema di altissime temperature per avviare la fusione dei nuclei di idrogeno. Non proprio un vero affare. Comunque la ricerca continua perchè chi per primo risolverà il problemino non solo potrà appendere nel suo studio un bel Nobel, ma probabilmente non avrà più problemi economici per il resto della sua vita.
La maggior parte dei reattori a fusione sono quindi enormi macchine, come i 3,5 miliardi dollari investiti nella National Ignition Facility che di recente ha aperto in California
Tornando ad Olson, lo studente testardo, tanto ha lavorato nei week-end che alla fine, incredibile ma vero, è riuscito nel suo intento. Ha prodotto, come dice lui, una stella in un barattolo; con meno di mille dollari! Occorre precisare che l’apparecchio costruito dal giovane studente non può certamente funzionare per la generazione di energie commerciali, proprio perchè come detto prima per funzionare ci vuole più energia di quello che produce. Comunque, e scusate se è poco, quando avvia il “flash” della fusione nell’”aggeggio casalingo” la temperatura del plasma è di circa 200 milioni di gradi, molto di più di quella del nostro Sole!

Ma la cosa non finisce qui. Nella preparazione di questo articolo ho scoperto che esiste una vera e propria community di amatori della fusione nucleare. Non parlo di industrie di ricerca scientifica, ma di semplici siti internet, forum, blog, ecc. Una comunità di “fusioneers” che si scambiano informazioni, si aiutano a trovare pezzi e materiali riciclati per pochi dollari. Chi non ci crede visiti questo sito: www.fusor.net e navigando ne scoprirà altri non da meno.
Ultima cosa: se qualche giovane lettore fisico si vuole imbarcare in esperimenti del genere, è bene che ci pensi due volte, visto che avventure simili sono decisamente molto pericolose. Si deve aver a che fare con gas estremamente infiammabili (la casa è assicurata?), con tensioni di oltre 50.000 volt (non è necessario toccare il filo, basta avvicinarsi un po’ troppo per rimanere folgorati all’istante), con raggi X alquanto pericolosi (non si consiglia di guardare nella camera degli elettroni investiti dai raggi); insomma è come costruire in cantina una bomba all’idrogeno. Forse è meglio lasciar perdere.


