La potenza di calcolo del “popolo”
Posted on 13. set, 2010 by Aldo Gagliano in Astronomia, astrofisica
“L’unione fa la forza”: si potrebbe dire che mai un detto è stato così veritiero. Almeno questo dovrebbero pensare i tecnici e gli scienziati dell’Università del Wisconsin (USA) che hanno creato il progetto “Einstein@Home”. Questa idea, nata nel 2005, non è comunque assolutamente originale, considerando un altro progetto molto più famoso denominato “Seti@Home”.
Ma andiamo per ordine:
“Einstein@Home” è un progetto di calcolo distribuito che si prefigge di analizzare i dati provenienti dagli interferometri di alcuni osservatori astronomici degli Stati Uniti e della Germania.
(L’interferometro è uno strumento che permette di analizzare e studiare gli effetti della composizione delle onde elettromagnetiche; su http://it.wikipedia.org/wiki/Interferometro è possibile leggere una spiegazione basilare; i più smaliziati e gli amanti delle equazioni possono invece farsi venire il mal di testa leggendo qui: http://campus.cib.unibo.it/8333/11/07-analizzatori.doc)
Fin qui tutto normale, penserete voi, un normalissimo progetto di ricerca come tanti altri.
E invece no.
La differenza sta nella potenza di calcolo che la ricerca stessa può usufruire e sfruttare senza investimenti colossali di centinai di milioni di dollari.
Dove sta il trucchetto?
Mettete in pentola mezzo milione di computer di 192 nazioni diverse, aggiungete 250.000 persone comuni, mescolate tutto con sapiente organizzazione, ed ecco, il gioco è fatto. La pietanza che state cucinando è un “ipercomputer” capace di effettuare oltre 220 mila miliardi di operazioni al secondo.
Per avere un’idea di cosa stiamo parlando, basta pensare che uno dei 10 supercomputer più potenti al mondo riesce ad effettuare appena (si fa per dire) 8 mila miliardi di operazioni al secondo. Si chiama “Dawning 4000A”, è installato nella Repubblica popolare cinese (sembra incredibile, vero?) e sfrutta la potenza di 2560 processori AMD Opteron. Se a questo punto state guardando il vostro PC sotto la scrivania con un’espressione di tristezza, posso sicuramente capirvi.
In altre parole, il progetto sfrutta la potenza di calcolo di migliaia di normalissimi computer della gente, appunto il “calcolo distribuito”. In altre parole, un apposito software installato sul computer di casa vostra utilizza i tempi morti di inattività del PC per elaborare e ridurre i dati, inviati sotto forma di piccoli pacchetti in rete dal centro di calcolo e li rinvia in forma prestabilita nuovamente al centro stesso. Voi vi alzate dalla sedia per andare a prendere un caffè e nel frattempo il computer lavora per l’Università del Wisconsin. Idea semplicissima quanto geniale. I tempi in questo modo sono notevolmente ridotti e “rischiate” pure di guadagnare un grosso merito per un’eventuale scoperta fatta (a dir il vero senza troppo merito, comunque). E’ quello che è successo pochi mesi fa a tre “citizen scientists” dopo aver scoperto una nuova stella di neutroni (una stella di neutroni possiamo immaginarla come uno dei modi in cui una stella termina la sua evoluzione. E’ una stella piccolissima, a volte di solo trenta km di diametro ma con una densità inimmaginabile; un cucchiaino di materia di questa stella peserebbe quanta tutta l’intera popolazione mondiale! Per approfondire: http://www.pd.astro.it/mostra/NEW/A3003EVO.HTM) denominata “PSR J2007+2722”, distante 17mila anni luce e che compie 41 rotazioni al secondo, come indicano i dati trovati nel pacchetto dei tre giovani elaborato dal sistema Einstein@Home. Grazie a questa scoperta il progetto ha avuto una grande pubblicità (meritata) a dispetto del più famoso e conosciuto “Seti@home”, altro progetto di calcolo distribuito alla ricerca di segnali di vita extraterrestre e che purtroppo ad oggi non si può fregiare di alcuna nuova scoperta. Per saperne di più: http://einstein.phys.uwm.edu/



