Scoperto il primo pianeta roccioso simile alla Terra.

Dopo 675 giorni dal suo lancio, il telescopio Keplero della Nasa ha scoperto il suo primo esopianeta della storia. E comincia bene, visto che la scoperta è destinata a diventare storica. Si tratta infatti del primo pianeta roccioso, di dimensioni simili alla nostra Terra. La scoperta risale a pochi giorni fa ed è stata resa nota dal prestigioso Astrophysical Journal, pubblicata da Natalie Batalha, leader del team scientifico della NASA Ames Research Center di Moffett Field.

Kepler è la prima missione spaziale pianificata dalla Nasa per la ricerca di pianeti con caratteristiche simili alla Terra e localizzati nelle cosiddette “zone abitabili” dell’Universo, regioni dove un sistema planetario può ospitare pianeti con proprietà fisiche e chimiche e con  condizioni tali da rendere possibile una “probabile” vita simile alla nostra; ad esempio pianeti che possano contenere acqua allo stato liquido, carbonio, atmosfera e quindi ad una distanza media dalla stella simile a quella nostra.

Questo pianeta, chiamato Kepler-10b, in onore appunto del satellite, potrebbe essere un buon inizio, anche se non è propriamente del tipo “adatto” alla vita. Nonostante sia roccioso e non gassoso come tutti gli esopianeti scoperti ad oggi e le sue dimensioni sono pari a 1,4 volte quelle della Terra, la distanza dalla sua stella madre è molto ravvicinata, oltre 20 volte di quanto Mercurio dista dal Sole; quindi di zona abitabile non è proprio il caso di parlarne, così come pure di probabilità di acqua allo stato liquido. La sua massa è circa di 4,6 volte quella della Terra. Nonostante queste notizie siano un po’ deludenti, almeno per i cacciatori di vita extraterrestre, la sua scoperta è molto importante: conferma la validità del metodo scientifico utilizzato da Kepler per la sua missione e conforta per ulteriori successi che da questo momento ci aspettiamo. Scoprire un pianeta vicino ad una stella era sino a poco tempo fa praticamente impossibile; ancora oggi lo è dal punto di vista ottico. La luce dell’astro non permette l’individuazione di un corpo migliaia di volte più piccolo della Stella. L’intuizione geniale degli scienziati negli ultimi anni è stata quella di pensare: ”se il pianeta non possiamo vederlo, facciamoci dire dalla sua stella che esiste!”. In parole povere, il telescopio è un fotometro ultra preciso; misura la variazione di luminosità della stella nel tempo. Se un pianeta orbita intorno al suo astro, come avviene in un sistema solare come il nostro, prima o poi “passera” davanti alla stella. Misurando la differenza di luminosità dell’astro (cambiamenti nello spettro della stella) si potrà calcolare l’esistenza del pianeta. Le sue dimensioni potranno essere ricavate dai periodici cali di luminosità e la distanza si potrà calcolare misurando il tempo tra le orbite successive svolte dallo stesso davanti al suo Sole, per il nostro indiziato circa una volta ogni 0,84 giorni. Ad oggi grazie a questo metodo si sono scoperti 500 pianeti extrasolari (pianeti esterni al nostro Sistema Solare). Naturalmente il sistema ed il calcolo sono abbastanza più complicati di come descritto, ma la semplificazione dovrebbe rendere chiaro il principio.

Kepler è quindi un telescopio di un solo metro di diametro ma funzionante come fotometro. Le sue potenzialità sono quasi incredibili. E’ stato calcolato che in quattro anni potrà “scandagliare” una parte di cielo pari alla grandezza di una mano su un braccio teso diretto verso l’alto; il vecchio (e glorioso) telescopio spaziale Hubble, prossimo ormai alla pensione, potrebbe effettuare la stessa scansione nello stesso tempo pari non ad una mano, ma ad un granello di sabbia posto alla fine del braccio!  

Il “Sole” del pianeta scoperto, si chiama Kepler-10 ed è una stella molto luminosa e con un’età decisamente di rilievo, circa 8 miliardi di anni; diciamo meno del doppio del nostro Sole che vanta un’anzianità di circa 4,6 miliardi di anni. Il telescopio Keck Observatory di 10 metri di diametro nelle Hawaii è stato “delegato” ad uno studio approfondito dell’astro: nel giro di poco tempo ne sapremo di più. Sicuramente, visti i progressi esponenziali raggiunti negli ultimi anni dalla ricerca cosmologica, non è escluso che i prossimi dieci anni ci riservino ulteriori emozioni impensabili sino a poco tempo fa.

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