Memoria e infanzia

Esiste una strana associazione, ancora non del tutto chiara, su memoria, odori ed infanzia.

Una recente ricerca di Yaara Yeshurun con i suoi colleghi del Weizmann Institute of Science di Rehovot pubblicata su New Scientist (www.newscientist.com) ha dimostrato come l’attività dell’ ippocampo nel nostro cervello viene particolarmente sollecitata se cerchiamo di associare un odore a un ricordo, soprattutto se si tratta di un ricordo dell’infanzia. Una spiegazione razionale potrebbe venire dal fatto che durante i primi anni di vita è più facile associare ad un oggetto l’odore che la visione stessa. Una parte del cervello “assegnerebbe” uno stato di privilegio a questa funzione.

I ricercatori hanno mostrato a dei volontari un oggetto come una sedia o un libro, sicuramente non permeati da un odore caratteristico e contemporaneamente hanno associato alla visione un odore o un suono. Un’ora e mezzo dopo hanno mostrato alle stesse persone gli stessi oggetti ma con odori o suoni diversi. Una settimana dopo i ricercatori hanno mostrato ai volontari gli oggetti visti durante la prima fase dell’esperimento chiedendo a quali odori o suoni erano associati, monitorando contemporaneamente l’attività dell’ippocampo nel loro cervello. I risultati hanno mostrato una risposta nella maggioranza dei casi corretta nell’associazione dell’oggetto con l’odore o il suono visto la prima volta, con un’attività nell’ippocampo molto intensa durante la risposta.

Yeshurun asserisce che il cervello si riserva un modello speciale di attività per i ricordi che rappresentano la prima associazione di  un odore con una cosa  e che tali coppie associative hanno maggiori probabilità di essere stabilite durante l’infanzia. “Il cervello potrebbe essersi specializzato nella sua evoluzione nel fissare questi ricordi in modo privilegiato per migliorare la nostra capacità alla percezione del pericolo. E questo è particolarmente vero per i cattivi odori”, conclude Yeshurun. Una “memoria per odori” altamente adattiva per rispondere in modo adeguato nelle situazioni di emergenza. Chissà se nel futuro i nostri computer potranno disporre di una memoria Ram “olfattiva”, magari da associare al pericolo di blocco del sistema operativo!