La Coscienza e l’Entanglement sono correlati?

di Renato Pagliaro

Come sembra sempre più verificato sperimentalmente, il fenomeno dell’Entanglement quantistico connette due particelle sub-atomiche (tipicamente due elettroni appartenenti allo strato più esterno di un atomo o di una molecola) in modo da mantenere sempre i loro spin in direzione opposta.

La cosa più interessante (e intrigante) di questa connessione è che si applica al “sistema” composto dalle due particelle e non alle singole particelle. Ciò comporta una reazione “a tempo zero” indipendentemente dalla dislocazione spaziale delle due particelle.

In altre parole la particella “entangled” rifletterà lo stato della sua gemella immediatamente, violando tutte le regole previste da Einstein sulla massima velocità di trasmissione di un’informazione, che fino ad oggi è considerata pari alla velocità di propagazione della luce.

Si potrebbe dunque affermare che se due particelle entangled venissero separate (non importa se di pochi micron o di anni luce) il tempo di reazione per mantenere in opposizione lo spin della particella entangled sarebbe sempre zero e quindi la velocità di trasferimento dell’informazione (cioè lo spazio percorso diviso il tempo necessario a percorrerlo) sarebbe infinita.

E’ chiaro che tale implicazione, come lo stesso Einstein ebbe a criticare, potrebbe creare dei paradossi spazio-temporali, ma dato che tali paradossi non sono ancora stati osservati, significa che il principio di causalità rimane intatto.

E questo fatto è difficile da comprendere con la logica comune. Noi siamo fortemente condizionati nel pensare che un qualsiasi effetto possa essere osservato solo dopo l’evento che lo causa, quindi il concetto di “tempo che passa” gioca un ruolo fondamentale nel concepire il collegamento causa-effetto, mentre nella teoria quantistica è possibile osservare un effetto prima o contemporaneamente alla sua causa, pur mantenendo intatto tale collegamento.

Da un certo punto di vista il fenomeno dell’entanglement viene correlato a concetti di non località. Si potrebbe giungere alla conclusione che in meccanica quantistica le particelle non possiedono una ben definita coppia posizione e momento in quanto non sono in realtà posizionate nello spazio-tempo. Questo fenomeno sembra fortemente correlato a un concetto di antinomia. Se non addirittura alla dimostrazione di un “assurdo fisico” che è la migliore rappresentazione della libertà intrinseca del nostro Universo.

Tale libertà intrinseca non può che scaturire da una situazione iniziale antinomica che, pur confermando la causalità, non limita la libertà di interpretazione della verità dando così origine a quel loop perpetuo di causa-effetto che chiamiamo scorrere del tempo.

Adesso, se indichiamo uno stato quantico con A e il suo entangled (non-A) con B, risulta che la coppia (A,B) mantiene costantemente la sua neutralità pur separando i due oggetti che continuano a possedere i relativi stati quantici liberi e indeterminati fino al collasso di una successiva osservazione.

Si dice che in realtà lo stato quantico è probabilistico, cioè, come enunciato da Schroedinger per il suo famoso Gatto, lo stato quantico A è perennemente instabile e indeterminato finché non interviene un osservatore che, proprio perché lo osserva, lo costringe a collassare in uno stato ben definito. Come conseguenza, possiamo avere la certezza matematica che lo stato quantico entangled è collassato istantaneamente nello stato opposto osservato in A.

Ma cosa succederebbe se due osservatori distinti, sincronizzati con un orologio atomico, osservassero contemporaneamente i due stati quantici di due particelle in entanglement fra loro?

Chi farebbe collassare per primo lo stato quantico che poi costringerebbe il suo entangled a disporre il proprio spin esattamente all’opposto?

Probabilmente qui entrerebbe in gioco la Coscienza. Cioè l’osservatore con maggiore coscienza avrebbe il primato sul collasso dello stato quantico da lui osservato, mentre lo stato quantico entangled sarebbe obbligato a collassare come conseguenza del primo.

Se l’intero Universo provenisse da un unico punto prima del Big Bang, allora tutti i punti dell’Universo sarebbero pervasi da un iniziale entanglement, al quale si sarebbero aggiunti altri fenomeni di entanglement dovuti alle interazioni di causa-effetto intervenute istantaneamente nello stesso Big Bang. Dal principio stesso della causalità, cioè dalla salvaguardia della successione logica di causa-effetto potrebbero essersi sviluppati tutti quei processi che sono chiamati spazio-tempo.

Dato che la stessa concezione di causa effetto risiede nella coscienza si potrebbe ipotizzare che il tempo stesso e la sua misura siano una conseguenza del processo di evoluzione della coscienza piuttosto che un fattore indipendente.

Dato che negli esseri senzienti coscienti sono posizionati gli osservatori più qualificati che fanno collassare gli stati quantici, si  dovrebbe dedurre che il comportamento cosciente degli esseri senzienti induce il collasso non solo degli stati quantici osservati, ma anche di tutti gli stati quantici dell’Universo in entanglement con quelli.

Questo potrebbe spiegare come mai l’essere cosciente può non solo osservare e quindi “far collassare” lo stato quantico ma in alcuni casi può letteralmente “cambiare la realtà”.

Il pensiero dell’osservatore cosciente non è sicuramente la realtà, però se la coscienza dell’osservatore raggiunge un livello opportuno di consapevolezza allora possiamo parlare di un particolare tipo di osservatore, che chiameremmo “scienziato”.

L’osservazione “scientifica” porta lo scienziato a individuare situazioni e comportamenti ripetibili e riproducibili, in modo da poter condividere le proprie osservazioni con altri membri della comunità scientifica. Si potrebbe quindi tranquillamente affermare che il pensiero di uno scienziato pur essendo molto distante dalla realtà, rappresenta un’ottima “virtualizzazione della realtà”.

La tecnologia, in quanto “realizzazione della virtualizzazione della realtà” è il modo più sofisticato per modificare la realtà utilizzando le espressioni più evolute della coscienza.

Una implicazione non banale potrebbe addirittura ipotizzare che il collasso degli stati quantici connessi con il Sole, essendo questa la stella più vicina, dovrebbe a sua volta innescare un fenomeno fisico che avrebbe delle dirette ripercussioni fisiche sull’intero sistema solare.

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Renato Pagliaro è un matematico. Nato a Messina ha vissuto e lavorato a Roma. Oggi è in pensione. Per ulteriori approfondimenti è possibile contattarlo a questo indirizzo: paglren[at]gmail.com

3 pensieri su “La Coscienza e l’Entanglement sono correlati?

  1. Ciao Renato,
    ho appena letto il tuo articolo! E’ veramente molto interessante! Al liceo adoravo la fisica! Avevo 9! Non sapevo che tu fossi un matematico! Sei veramente eclettico dalla matematica e dalla fisica sei passato alla riflessologia… Congratulazioni vivissime! A presto! Maria

    1. Ciao Renato
      ho letto il tuo articolo e mi sono chiesto:
      dove hai studiato? è tutta farina del tuo sacco?
      le tue idee sono stimolate da qualcuno?
      fammi sapere perchè se sei realmente tu vorrei approfondire facendoti tante domande altrimenti preferirei domandare direttamente alla fonte!
      (vista la complessità dell’argomento….)
      grazie
      Giulio

  2. Ciao Giulio
    Mi sono laureato in Matematica all’Università La Sapienza di Roma nel 1973.
    Le mie idee sono assolutamente mie e sono basate su una mia ipotesi depositata alla SIAE nel 2003 e che ho battezzato “Teoria della Contrazione Universale” o TCU.
    Ovviamente tale ipotesi dovrebbe essere confermata da una serie di esperimenti di laboratorio di una certa complessità.
    Nell’attesa mi diverto a scoprire molte implicazioni logiche che trovano già qualche riscontro in fenomeni non spiegabili con le teorie scientifiche attuali.
    Renato

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