Sensibilità al glutine

di Santina Matalone

Dolori e gonfiore inspiegabili all’addome, eczemi, mal di testa, disturbi dell’attenzione sono i sintomi di una nuova condizione patologica – diversa dalla celiachia, ma ugualmente legata all’assunzione di alimenti contenenti glutine, che influenza la qualità della vita di molte donne provocando anche effetti  negativi sulla contraccezione.

Recenti  studi condotti in America hanno stimato che il 6% delle persone è sensibile al glutine, le stesse che afferiscono ad un centro specifico per la cura della celiachia; questo disturbo si aggiunge ai meglio conosciuti disturbi correlati, come appunto la celiachia (presente nell’1% dei casi), e l’allergia al grano (nello 0,4%), la cui prevalenza sta costantemente aumentando negli ultimi anni.

Non è proprio un’allergia, come quella al grano, e nella sua genesi non sembrano coinvolti meccanismi genetici autoimmuni di tipo adattativo, come avviene invece nella celiachia. In questa condizione patologica il sistema dell’immunità innata reagisce in modo esagerato all’ingestione di glutine, generando infiammazione, che per fortuna, non comporta un danno intestinale vero e proprio: la mucosa dell’intestino rimane intatta e gli esami specifici per la diagnosi di celiachia sono negativi.

Gli studi hanno dimostrato inoltre che la sensibilità al glutine può influenzare la contraccezione, riducendo la capacità di assorbire e metabolizzare nutrienti e farmaci, tra cui anche gli ormoni contenuti nei contraccettivi assunti per bocca. Pertanto, la donna potrebbe più frequentemente essere esposta a irregolarità del ciclo e, in casi più rari, al fallimento contraccettivo. Inoltre i sintomi provocati dai disordini glutine-correlati possono essere interpretati  come effetti collaterali negativi del contraccettivo, con il risultato che la donna può essere indotta a non assumerlo più.

“I sintomi dolorosi si associano ad aumento delle citochine pro-infiammatorie che causano astenia, dolorabilità diffusa, maggiore affaticamento e malessere generale” sottolinea la Prof.ssa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica H. San Raffaele Resnati di Milano. In questa situazione già caratterizzata da disagio e disturbi addominali, anche la via vaginale può non essere la scelta più adatta poiché già di per sé associata a maggior frequenza di irritazioni vaginali con perdite, dolore durante il rapporto sessuale (dispareunia)  e aumentare la suscettibilità alle vulvovaginiti da Candida. Dunque, anche e soprattutto in questi casi, meglio il contraccettivo transdermico”.

“In definitiva – conclude la Prof.ssa Graziottin – in caso di disturbi glutine-correlati è opportuno scegliere un contraccettivo che bypassi la via intestinale per evitare variabilità di assorbimento e di copertura contraccettiva”.