Manca il metano!

A circa 33 anni luce di distanza,  nella costellazione del Leone, non molto tempo fa il telescopio spaziale Spitzer ha scoperto un nuovo pianeta extrasolare, battezzato “GJ 436b”. L’esopianeta orbita intorno ad una stella di tipo “M”, una stella nana (un po’ più piccola del nostro Sole) ed il suo “giorno”, ovvero il compimento di una rotazione completa intorno alla stella, dura 2,64 giorni dei nostri. Fin qui nulla di straordinario, vista la continua scoperta di nuovi pianeti fuori dal nostro Sistema Solare; ad oggi conosciamo oltre 450 nuovi mondi.

La cosa fuori del comune è che questo pianeta, un gigante simile come dimensioni ad Nettuno, non contiene metano. E allora, direte voi? Bè, non è questa una cosa normale, almeno per le nostre conoscenze attuali. Tutti i giganti del nostro Sistema Solare contengono metano. A dir il vero anche molti altri pianeti, compreso il nostro, contengono in misura diversa gas metano. I normali “modelli” di studio indicano che GJ 436b dovrebbe contenere il gas “incriminato”; per meglio essere precisi, il carbonio in questo pianeta dovrebbe essere in forma di metano.

GJ 436b è il più piccolo pianeta sin’ora trovato da un telescopio in orbita. La dimensione “non grande” del pianeta è un indice molto importante nelle selezioni degli esopianeti ai fini della ricerca di vita extraterrestre nell’Universo. Come è pure fondamentale trovare acqua, ossigeno e anidride carbonica; ma anche metano. In particolare l’Ossigeno e il Metano insieme farebbero quasi far salti di gioia agli scienziati. Nel caso di questo pianeta, sarebbe stato normale trovare il metano non tanto per la ricerca di vita, ma a causa della chimica del pianeta. Qualsiasi pianeta con temperatura fino a 1.000 Kelvin (1.340 gradi Fahrenheit), dovrebbe avere una grande quantità di metano e di una piccola quantità di monossido di carbonio. Il carbonio, a queste temperature, dovrebbe “preferire” di essere in forma di metano! Nel caso di GJ436b, a 800 Kelvin (o 980 gradi Fahrenheit), il metano dovrebbe essere abbondante, molto meno del monossido di carbonio. Le osservazioni di Spitzer hanno mostrato il contrario. Il telescopio spaziale ha catturato la luce del pianeta in sei lunghezze d’onda infrarosse, dando prova di monossido di carbonio, ma non di metano. “Questa scoperta” ha detto Charles Beichman, direttore del Nasa’s esopianeta Science Institute, “ci porta a rivedere i modelli teorici sin’ora studiati, ma non è escluso che una novità così singolare ci possa introdurre ad altre tipologie di ricerca più sofisticate per la continua “caccia” alla vita nell’Universo”.