Calcio e spazio: il pallone in assenza di gravità

Calcio e spazio: il pallone in assenza di gravità

Chi l’ha detto che la passione per il calcio ce l’abbiamo solamente noi “terrestri”? Anche nello spazio, infatti, pare che il passatempo numero uno sia proprio questo. Tranquilli, non è stato scoperto per il momento alcun tipo di insediamento extraterrestre, ma il riferimento è unicamente agli astronauti che sono impegnati in varie missioni e che, spesso e volentieri, devono trovare qualche passatempo per ingannare la noia di tempi morti.

Mondiali di calcio e missioni nello spazio

Capita spesso di sentir parlare degli astronauti mentre si godono le partite della propria squadra del cuore, piuttosto che della Nazionale in diretta dallo spazio, ma qualche volta al di fuori dell’atmosfera si sono divertiti anche diventando protagonisti in prima persona di una partita di pallone. Non è certo un mistero che, durante i Mondiali di calcio che si sono disputati in Brasile nel 2014, la Nasa abbia svelato come due astronauti a stelle e strisce, ovvero Steve Swanson e Reid Wiseman hanno seguito in diretta ogni fase della celebre competizione calcistica in compagnia del loro collega tedesco. Il tutto, in diretta dalla Stazione spaziale Internazionale. E proprio in quell’occasione, i vari astronauti hanno realizzato un divertente quanto interessante video in cui dimostrano come potrebbe essere giocare a calcio senza la forza di gravità.

Chissà che, prima o poi, una partita si possa giocare anche nello spazio, magari proprio presso la Stazione Internazionale. E operatori come Oddschecker, da sempre attenti ai trend del mondo del calcio sono pronti con i pronostici su quando si giocherà per la prima volta una vera partita in orbita. Anche in occasione dei Mondiali 2018, però, la passione per il calcio ha letteralmente sconfinato i limiti terrestri. Tutto per “colpa” di due cosmonauti russi, ovvero Anton Shkaplerov e Oleg Artemyev che, in onore della manifestazione calcistica più importante al mondo, che nel 2018 si è disputata proprio nel loro Paese natale, hanno deciso di inaugurarlo direttamente in orbita. Avete capito bene, dal momento che i due astronauti si sono divertiti a giocare a calcio direttamente sulla Stazione Spaziale Internazionale. Come? Ovviamente, con il pallone ufficiale della competizione, ovvero Telstar 18, lo stesso che poi è stato protagonista del fischio d’inizio della prima partita dei Mondiali 2018, che vedeva di fronte Russia e Arabia Saudita. Per il momento, però, non è stata diffusa alcuna notizia circa il risultato con cui è finita questa prima partita amichevole nello spazio. A portare il pallone in orbita è stato Oleg Artemyev, il 24 marzo del 2018, a bordo della nave Soyuz MS-08. I due cosmonauti di nazionalità russa hanno poi ritrovato l’atmosfera terrestre il 3 giugno dello scorso anno, in compagnia di un altro equipaggio.

 

Ternana-Perugia 1-1, 13 novembre 1966

 

Cristiano Ronaldo e il suo allenamento senza forza di gravità

A proposito di assenza di gravità, anche il fitness sta aprendo nuove frontiere in questo senso e i personaggi più famosi nel mondo del calcio stanno già facendo scuola. Stiamo parlando, nello specifico, di una tipologia di allenamento che viene portato a termine in completa (o quasi in alcune occasioni) assenza di gravità. Qualsiasi tipo di attività, come ben sappiamo, viene svolta grazie al peso della forza di attrazione della Terra. La forza di gravità, quindi, non solo ci permette di rimanere attaccati al terreno, ma va a fare pressione sul corpo, rendendo più pesanti i muscoli, nonché i legamenti e le articolazioni.

Uno dei vip che stanno portando la moda dell’assenza di gravità all’interno degli allenamenti è sicuramente Cristiano Ronaldo, uno che in fatto di workout e di muscoli se ne intende abbastanza. Un perfezionista, che cerca sempre il modo di ottenere il massimo dal proprio fisico. Quando è sbarcato per la prima volta a Torino, il fenomeno portoghese ha fatto trasportare nella sua nuova abitazione pure un macchinario della NASA, che vale qualcosa come 2 milioni di euro. Una cifra pazzesca, per un sistema che offre la possibilità proprio di allenarsi senza la forza di gravità e che serve a migliorare in maniera considerevole le proprie abilità dal punto di vista fisico.

La storia di un pallone che, dopo un’immane tragedia, riuscì a finire in orbita

Nel legame che potrebbe nascere tra calcio e spazio, c’è anche una storia triste, ovvero quella del pallone di calcio simbolo di una delle tragedie più gravi della storia spaziale a stelle e strisce. Stiamo facendo riferimento a quanto successe con lo Space Shuttle Challenger. Una navicella che, purtroppo, letteralmente esplose in miliardi di pezzi, solamente 1 minuto e 13 secondi dopo il decollo dalla base di Cape Canaveral. In quell’occasione, a bordo del Challenger c’erano sette persone, tra cui pure Ellison Shoji Onizuka, un ingegnere di volo dell’aeronautica militare degli Stati Uniti. Ebbene, qualche giorno prima della partenza, la sua giovane figlia, una calciatrice, diede al padre un pallone, come regalo da trasportare e tenere con sé nel suo viaggio nello spazio. Un’emozione grandissima per la giovane, quella di poter far vivere al proprio pallone un pazzesco viaggio in orbita. Tra l’altro, la ragazza giocava nella squadra di Clear Lake High School, che si trova proprio nei pressi del centro spaziale di Houston, dove risiedevano le famiglie dei vari cosmonauti. Purtroppo, quel pallone non vide mai la Terra dall’alto, visto il disastro che si compì.

Una storia che, però, finì in modo ancora più particolare. Infatti, quel pallone non esplose nel momento dello scoppio della navicella. Rimase intatto e finì con un gran numero di detriti in un punto dell’Oceano Atlantico dove, qualche ora dopo l’esplosione della navicella, venne addirittura ritrovato. Con qualche graffio, ma ancora integro. E proprio quel pallone da calcio rappresenta uno dei pochissimi reperti di quella immane tragedia. Così, venne deciso di farlo tornare direttamente nell’istituto scolastico frequentato dalla figlia di Onizuka, dove è rimasto in bella mostra per tantissimi anni. E, alla fine, riuscì davvero a viaggiare nello spazio, grazie a Shane Kimbrough, che lo richiese per una missione sulla Stazione spaziale Internazionale nel 2000. E quel pallone finalmente ha realizzato il suo scopo, ovvero andare in orbita.