Immagini straordinarie del pianeta Nettuno

Questa immagine del pianeta Nettuno è stata ottenuta durante la fase di verifica dell’ottica adattiva a Campo Stretto dello strumento MUSE/GALACSI installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO. L’immagine corretta è più nitida di un’immagine paragonabile ottenuta dal telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA.
Crediti:ESO/P. Weilbacher (AIP)

Grazie al VLT (Very Large Telescope) e alla nuova modalità di ottica adattiva chiamata Tomografia Laser, l’ESO ha ottenuto delle immagini di prova straordinariamente nitide del pianeta Nettuno, di alcuni ammassi di stelle e di altri oggetti.

Sarà possibile d’ora in poi catturare immagini da terra più nitide di quelle del telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA. Gli astronomi potranno ora studiare le proprietà degli oggetti astronomici in dettaglio maggiore di quanto sia stato mai possibile finora.

La modalità dello strumento MUSE (Multi Unit Spectroscopic Explorer) corregge gli effetti introdotti dalla turbolenza atmosferica fino a un chilometro sopra il telescopio per un campo di vista relativamente ampio. La nuova modalità a Campo Stretto, che usa la tomografia laser, corregge quasi tutta la turbolenza atmosferica sopra il telescopio per creare immagini molto più nitide, ma su una zona più piccola di cielo.

Queste immagine del pianeta Nettuno sono state ottenute durante la fase di verifica dell’ottica adattiva a Campo Stretto dello strumento MUSE/GALACSI installato sul VLT dell’ESO. L’immagine a destra è ottenuta senza il modulo di ottica adattiva, mentre quella a sinistra dopo che il modulo è stato messo in funzione.
Crediti:ESO/P. Weilbacher (AIP)

Sfruttando questa nuova tecnica, il telescopio da 8 metri UT4 raggiunge il limite teorico della risoluzione delle immagini e non è più limitato dalla sfocatura dell’atmosfera. È difficilissimo raggiungere questo limite nella banda della luce visibile: si ottengono così immagini di nitidezza paragonabile a quelle del telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA. Ciò permetterà agli astronomi di studiare con un dettaglio mai raggiunto prima oggetti affascinanti come i buchi neri supermassicci al centro delle galassie, i getti delle giovani stelle, gli ammassi globulari, le supernove, i pianeti e i lori satelliti nel Sistema Solare e molto altro ancora.

Queste immagini dell’ammasso globulare NGC 6388 sono state ottenute durante la fase di verifica dell’ottica adattiva a Campo Stretto dello strumento MUSE installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO. L’immagine a sinistra è ottenuta da MUSE in modalità Campo Largo, senza il sistema di ottica adattiva in funzione, mentre il pannello centrale mostra un ingrandimento di una piccola parte della stessa immagine. L’immagine a destra invece mostra la veduta di MUSE in Campo Stretto quando viene accesa l’ottica adattiva.
Crediti:ESO/S. Kammann (LJMU)

L’ottica adattiva è una tecnica che serve per compensare l’effetto di sfocatura dovuto all’atmosfera terrestre, noto anche come “seeing” astronomico, un problema rilevante per tutti i telescopi da terra. La stessa turbolenza dell’atmosfera che fa scintillare le stelle quando le si guarda a occhio nudo produce immagini un pò sfocate dell’Universo, soprattutto con i telescopi più grandi. La luce delle stelle e delle galassie viene distorta passando attraverso gli strati della nostra atmosfera, che ci protegge, e gli astronomi devono usare delle tecniche ingegnose per migliorare artificialmente la qualità dell’immagine.